Il boss Rosario Giugliano detto 'o minorenne, immortalato dalle telecamere installare nella sala colloqui del carcere

Durante un controllo dei carabinieri, il retroscena emerge dall’inchiesta sul superclan di Poggiomarino

di Giancarlo Tommasone

Aria di vero e proprio terrore, quella che respirano a partire dall’estate del 2015, alcuni imprenditori che operano sul territorio di Poggiomarino. In quel periodo, stando a risultanze investigative, è tornato in libertà Rosario Giugliano, detto ’o minorenne, e considerato dagli inquirenti al vertice dell’omonima cosca. La circostanza emerge dalla voluminosa ordinanza, a firma del dip del Tribunale di Napoli, Claudio Marcopido, e relativa all’operazione di polizia giudiziaria che nei giorni scorsi ha portato a 26 arresti.

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Tra l’estate e il dicembre del 2015, dunque, un folto stuolo di imprenditori sarebbe stato avvicinato da persone vicinissime a Giugliano (il nipote Cristian Sorrentino e il figliastro di Giuliano, Alfonso Manzella, cantante neomelodico in arte Zuccherino), e portati al suo cospetto. I carabinieri, nel corso delle indagini, hanno interrogato anche i titolari di imprese, «mandati a chiamare» da ’o minorenne. Tutte le dichiarazioni rese dagli imprenditori convergono verso un’unica conclusione: erano terrorizzati dalle voci che correvano in paese circa il suo spessore criminale.

Il titolare di una ditta di trasporti, afferma di aver effettuato due spedizioni per conto di Giugliano, di aver preparato anche la fattura, ma di non aver mai preteso di essere pagato, per paura. Escusso dai carabinieri, a marzo del 2016, dichiara: «Ho paura di Rosario Giugliano in quanto questi è un noto camorrista (…) Ad oggi benché io abbia emesso e recapitato a Giugliano, regolare fattura, questi non mi ha ancora pagato (…) No, non ho chiesto a Giugliano di saldare il conto per i trasporti da me effettuati solo per paura visto che come vi ho detto questi è un noto camorrista».

L’imprenditore racconta che per conto di ’o minorenne avrebbe effettuato il trasporto (in due occasioni) da Poggiomarino a Milano, «di bancali di pomodori in scatola e se non ricordo male, in una delle circostanze, vi era anche della farina». Lo stesso imprenditore viene controllato dai militari dell’Arma, alla fine del dicembre del 2015, mentre si trova in compagnia di Giugliano, Sorrentino e Manzella. In tale occasione si registra un episodio alquanto interessante dal punto di vista investigativo.

L’episodio del foglio di carta
«mangiato» da ‘o minorenne

Il titolare della ditta di trasporti, interrogato (a marzo del 2016), a domanda risponde: «Sì, è vero, venimmo controllati dai carabinieri nel capannone, Rosario Giugliano, si mangiò un foglio di carta». E sollecitato rispetto al fatto se fosse a conoscenza del contenuto del biglietto «mangiato» da ’o minorenne, afferma: «No, non so cosa vi fosse annotato sul foglio di carta che Giugliano si mangiò».

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