Un sequestro di cocaina

L’ex narcotrafficante (poi passato a collaborare con la giustizia) agì nella Capitale dal 2006 al 2011

La circostanza emerge dalle numerose inchieste della magistratura, dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, e dalle parole dello stesso Antonio Leonardi. Una volta boss del narcotraffico internazionale, inserito nelle cartello delle cosiddette cinque famiglie di Secondigliano, poi passato a collaborare con lo Stato. Secondo quanto emerge da una informativa di polizia giudiziaria, che analizza gli assetti della criminalità organizzata nell’area Nord del capoluogo partenopeo, «scarcerato nel 2006, Leonardi costituiva un gruppo autonomo, operante dapprima su Napoli con successiva proiezione su Roma».

Le mire espansionistiche nella Capitale

Qui, sottolineano gli investigatori, «al narcotraffico tradizionale intendeva affiancare, ben presto, una forma di commercio dello stupefacente nella forma della piazza di spaccio, consueta per Napoli, ma del tutto nuova per la Capitale, pur mantenendo rapporti, volutamente saltuari con gli Amato-Pagano e gli altri gruppi del cartello scissionista». Il «ritiro» romano di Leonardi, maturò, argomentano gli inquirenti, per una sorta di volontà di espansione, da una parte, e per cercare di tagliare i ponti con il clan al cui vertice c’era Raffaele Amato, dall’altra.

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I rapporti tesi con il boss degli Scissionisti, Raffaele Amato

«Con Amato, i rapporti non sono mai stati dei migliori», affermerà il pentito. Ma proprio in virtù di dette frizioni, Antonio Leonardi farà rientro a Napoli, nella primavera del 2011. L’obiettivo dell’allora boss del narcotraffico è uno solo, «si rende, infatti, disponibile ad aprire un fronte comune contro gli Amato-Pagano, unitamente agli Abete, Abbinante, Notturno, Marino e Vanella Grassi», è riportato nero su bianco nell’informativa di polizia giudiziaria.