venerdì, Dicembre 3, 2021
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Quando economia e società viaggiano su due binari divergenti

di Natale Musella

L’Italia e in particolar modo il Sud, era un paese prevalentemente agricolo e contadino. Le piccole banche che si trovavano sul territorio avevano una funzione di supporto rurale economico. I terreni, le case rurali o le masserie passavano in eredità di padre in figlio; ma si sa che non sempre i figli proseguivano l’attività dei padri e, a volte, sperperavano anche il patrimonio accumulato dagli avi in agi e vizi. Poi, man mano che i tempi sono cambiati, la società è passata da una cultura rurale a quella artigianale, commerciale e industriale. E le banche?

Oggi le banche sono le padrone della nostra economia. Non esiste un’iniziativa o attività in atto che non possa centrare perlomeno una banca. Perfino la nostra Nazione, la bella Italia, è indebitata con la banca. A questo punto viene spontanea una domanda: parliamo di una banca, oppure di tante banche in genere? Ossia una banca nazionale, controllata dallo Stato, oppure parliamo di banche ormai private, supportate dallo Stato, ma che hanno un loro padrone e un cda che le gestisce?

Questo dilemma esisterà sempre finché la politica italiana, attraverso i suoi rappresentanti, non decide di cambiare metodo di governo sia sull’economia sia sulla finanza stessa. La gestione di questi fattori sono contrastanti, per cui è molto importante gestirli in modo diverso per attutire le crisi che esse provocano periodicamente, per cause proprie o per altre diverse. Fossero le banche estere o quelle nazionali ormai, esse sono legate da rapporti e vincoli finanziari. Allora gli imprenditori come possono sperare di uscire da questo impasse una volta e per sempre?

Per come oggi stanno le cose, anche gli imprenditori sono legati economicamente alle banche e difficilmente potrebbero fare diversamente. Per quanto detto non si vuole di certo dare direttive di metodo, né tantomeno cambiare le sorti di un Paese da un giorno all’altro; però, è di estrema importanza capire la situazione, politica ed economica, attuale. Questo sistema di certo non è quello giusto; non è giusto per chi produce, per chi vende né tantomeno per chi compra. Non dimentichiamo quello che è accaduto, poco tempo fa, con la crisi che abbiamo vissuto, e che forse stiamo ancora vivendo. In rapporto a questo evento quante crisi ci dobbiamo aspettare? Quante piccole e medie imprese devono essere ancora assoggettate al bello e cattivo tempo delle banche e chiudere i battenti?

Una profonda riflessione in merito, penso la si debba fare; in special modo se si vogliono portare avanti le giuste istanze che regolano la vita di chi lavora producendo e di chi consuma e lavora. L’uno non può escludere l’altro; si tratta della sopravvivenza dell’essere umano in generale. Ma si tratta della sopravvivenza dell’intera società in linea più generale. Non dimentichiamo che i rapporti sociali non possono essere staccati o dimenticati dall’economia reale; il lavoro, l’imprenditoria, tutti gli annessi e connessi, passano attraverso l’intera società. Il singolo, la famiglia e la società sono strettamente legati nel destino del Paese; chi cerca di distrarsi da questa realtà in modo cosciente o incoscientemente, viola i principi fondamentale che legano questi rapporti. Ormai l’intera società è come una grande famiglia che ha per padre il massimo rappresentante che è il Presidente della Repubblica e per madre la Repubblica stessa. Pertanto non commettiamo di nuovo l’errore di mandare via o far scappare né il padre né la madre; teniamoceli stretti ma assumiamo, nei loro confronti, un atteggiamento di figli maturi, per noi e per i nostri figli del domani e fare in modo che essi non siano chiamati orfani come noi oggi.

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