Pollution concept. Garbage pile in trash dump or landfill.

L’intervista al deputato tunisino che ha fatto emergere l’esistenza di un traffico illecito di rifiuti dalla Campania alla Tunisia

di Maria Neve Iervolino

Il portavoce delle Dogane tunisine, Haythem Zanned, ha annunciato lo stop definitivo all’ingresso nel Paese di container carichi di rifiuti provenienti dall’Italia. La dichiarazione, avvenuta alla radio Shens Fm il 13 novembre, è solo l’ultimo atto di una complessa vicenda che vede coinvolte la Tunisia e la Campania in un traffico illecito di rifiuti.

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Che l’Italia non potesse smaltire tutti i rifiuti che produce è cosa ormai nota. Secondo l’Ispra, l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale del Ministero dell’Ambiente, nel 2018 l’export di rifiuti è aumento, passando da 3,1 a 3,5 milioni di tonnellate, di questi 775mila tonnellate sono rifiuti pericolosi.

Per questo non deve stupire l’accordo stipulato tra un’azienda campana e una tunisina, che molti indicano essere rispettivamente la Sra e la Soreplast, per smaltire circa 120mila tonnellate di rifiuti all’anno in Tunisia. L’accordo ufficiale prevedeva l’export dall’azienda della provincia di Salerno, fino al porto di Sousse, di materiale riciclabile in plastica. Ma l’inchiesta della trasmissione “Le quattro verità”, dell’emittente privata Al Hiwar al Tunisi, ha invece svelato che nel porto tunisino erano arrivati oltre 70 container contenenti 120 tonnellate di rifiuti urbani, compresi scarti sanitari.

Ad accendere per primo i riflettori sulla vicenda è stato il parlamentare tunisino Majdi Karbai, 38enne residente in Italia che il 9 novembre ha chiesto formalmente al Governo di Tunisi l’apertura di un’indagine per chiarire le responsabilità riguardo il traffico illecito di rifiuti.

Il deputato tunisino Majdi Karbai

Raggiunto da Stylo24 Majdi Karbai, del partito Attayar Democratico e con un passato in Save The Children, ha spiegato che “i rifiuti una volta sul territorio tunisino si sarebbero mischiati con i quelli locali nelle discariche, oppure sarebbero stati interrati, configurando in tal modo un vero e proprio terrorismo ambientale contro la Tunisia”. “Già la sola importazione di rifiuti diversi da plastica e Y46 è vietata dalla Convenzione di Bamako”, ricorda Karbai citando la lettera che egli stesso ha inviato al Parlamento tunisino all’indomani della messa in onda dell’inchiesta.

Nella missiva Karbai sottolinea anche il ruolo del consolato tunisino a Napoli, retto da Beya Ben AbdelbakiFraoua, la quale avrebbe “contattato il ministero dell’Economia e delle finanze allo scopo di far uscire dal porto di Sousse 70 container dell’azienda italiana”. A Stylo24 il deputato ha chiarito: “La dogana ha trattenuto i container nel porto di Sousse, e il console di Napoli ha sollecitato il via libera, un’azione che non fa parte delle sue competenze”. Karbai porta come prova di questa “indebita pressione” una lettera che “il consolato della Tunisia a Napoli avrebbe spedito al Ministero chiedendo esplicitamente l’ingresso dei container. Nella lettera però non si fa riferimento ai rifiuti urbani ma solo alla plastica: si tratta quindi di false dichiarazioni”, denuncia il parlamentare.

L’inchiesta, che già si profila avere un’eco importante, il 12 novembre ha fatto cadere la testa del direttore nazionale per la gestione dei rifiuti, Faisal Dhiafi, licenziato dal ministero degli Affari locali e dell’ambiente tunisino.

Secondo Karbai l’illecito svelato dalla tv tunisina non sarebbe il primo: “Il contratto tra Sra e l’azienda tunisina è stato stipulato a settembre 2019, il primo carico dev’essere partito a giugno dello stesso anno. Come possiamo sapere che fosse tutto in regola?”. “Vogliamo che questa pratica finisca, anche in un’ottica di collaborazione internazionale a favore dell’ambiente”. Karbai è infatti membro di un partito attento alla sostenibilità e alle tematiche ambientali, il cui simbolo, non a caso, è una bicicletta. “Sul versante tunisino cercheremo di capire chi sta portando avanti questo terrorismo ambientale nei nostri confronti, ma vogliamo lavorare anche con l’Italia”. Alla domanda diretta sul perché un deputato tunisino sia diventato milanese d’adozione, Karbai ha risposto: “È sempre stato il mio sogno, amo l’Italia”. “Ma adesso – conclude amareggiato – dobbiamo capire chi ha innescato questa bomba ecologica”.