Rosanna Purchia

di Giancarlo Tommasone

Uno scivolone in piena regola quello della sovrintendente del Real Teatro San Carlo, Rosanna Purchia. L’inno franchista intonato dal coro dei bambini durante i lavori del Cotec Europa, alla presenza del re Felipe VI, ha imbarazzato, e ha costretto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a scusarsi formalmente con i reali di Spagna (nel palco c’era anche Juan Carlos). Dal canto suo, la sovrintendente ha fatto immediatamente mea culpa e nel corso di una intervista al «Corriere del Mezzogiorno» ha glissato anche sulla frecciata di Luigi de Magistris, presidente del Consiglio di indirizzo del Massimo partenopeo. Il sindaco di Napoli ha dichiarato che si è trattato di un episodio increscioso e che il San Carlo meriterebbe un sovrintendente di ben altro valore.

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Purchia ha incassato e non ha risposto, affermando che questo è il pensiero del primo cittadino e che va, democraticamente, rispettato.

L’incidente diplomatico
e il conseguente intervento
di de Magistris, riporta
alla memoria, altri episodi

Bisogna andare indietro nel tempo a quasi quattro anni fa, quando il foyer del San Carlo fu concesso per un convegno dell’associazione «Polo Sud», presieduta da Amedeo Laboccetta. Un «Comizio d’amore» di Marcello Veneziani, dalla spiccata venatura elettorale. Cosa che non andò per niente giù al presidente del San Carlo, che insieme ai componenti del Consiglio di indirizzo, polemizzando con il sovrintendente per la scelta di concedere il foyer a una iniziativa elettorale, decise di chiudere lo spazio del teatro alla politica.

Dai maxischermi per i Mondiali
di calcio al Sì per il referendum del 2016

Altro episodio che suscitò le forti critiche da parte del sindaco di Napoli, ha a che fare con la decisione da parte del sovrintendente, nel 2014, di trasmettere le partite dei Mondiali di calcio su maxischermi allestiti all’interno del teatro. «Ben vengano i maxischermi su cui non voglio far polemica, ma il nostro obiettivo è che il San Carlo si apra alla città attraverso la musica. Io abbino il San Carlo alla sua storia e non al calcio che è un’altra cosa», affermò de Magistris. Che a novembre del 2016, sferrò un altro pesante attacco contro il sovrintende Purchia, intervenendo sulla vicenda emersa nel corso di una intervista rilasciata alla stampa da Eugenio Bennato.

L’artista aveva dichiarato di essere stato invitato dalla soprintendente del Massimo partenopeo, Rosanna Purchia, a un’iniziativa con i sindaci per il Sì al referendum (per la cronaca, in occasione della tornata, la maggioranza dei votanti respinse il testo di legge costituzionale della cosiddetta riforma Renzi-Boschi). «Verificherò, in quanto presidente del Consiglio di indirizzo del San Carlo, se quanto accaduto è vero e se ci sono persone che ricoprono incarichi apicali in Teatro impegnate in prima linea sul referendum del 4 dicembre», disse il sindaco di Napoli. Purchia, dunque, torna nel mirino del primo cittadino, che come abbiamo visto, al posto dell’attuale sovrintendente preferirebbe qualcuno «di ben altro valore» e che è già al «lavoro» per cercare un successore. Purchia resterà al suo posto almeno fino al prossimo 31 marzo, data della scadenza del mandato. Poi dovrà decidere se dedicarsi ad altro, oppure se «cedere» alle richieste di restare ancora; richieste che al momento appaiono per niente velate, da parte della maggioranza dei soci.

Gli investimenti
sul San Carlo
e lo scontro
tra De Luca e de Magistris

Perché, sia chiaro, l’unico a voler un altro sovrintendente è il sindaco de Magistris, ma quest’ultimo (come rappresentante di Comune e Città Metropolitana), va sottolineato, è in minoranza nel Consiglio di indirizzo. Il Cdi è infatti anche composto dai 2 consiglieri del Mibac, e da quello espresso dalla Regione Campania. E Palazzo Santa Lucia, è risaputo, non è per niente incline ad appoggiare i «progetti» di de Magistris, tutt’altro. Proprio sul San Carlo, De Luca, di recente, ha tenuto a precisare: «La Campania ha investito nel teatro 10 milioni e 700mila euro nel 2018, stessa cifra nel 2019. Il Comune di Napoli 600mila euro per il 2017 e altri 600mila per il 2018. Il 2019? Non pervenuto. Non va bene». In quell’occasione, il sindaco ha risposto, affermando di «essere stanco e nauseato. Non mi è mai capitato di dover assistere a un comizio nel Teatro più antico d’Europa tenuto con quell’atteggiamento».