Maria Paola Gaglione
La foto del profilo Facebook della vittima, Paola Maria Gaglione

I genitori chiariranno la vicenda che ha condotto alla morte di Maria Paola e al ferimento del compagno trans

Punita con la morte per una relazione di tre anni con un ragazzo trans. Da questa accusa voglio liberarsi i genitori di Maria Paola Gaglione. La famiglia Gaglione ha deciso infatti di incontrare pubblicamente i giornalisti per fare luce su alcuni punti della vicenda che li ha travolti tra venerdì e sabato scorsi: la morte della figlia Maria Paola, e l’arresto dell’altro figlio Michele, con l’accusa dell’omicidio preterintenzionale della sorella. Lo rende noto l’avvocato Domenico Paolella che difende insieme con il collega Giovanni Cantelli il 30enne Michele Gaglione.

L’incontro è in programma domani. La famiglia ha anche espresso la volontà di incontrare i rappresentanti dell’Arcigay che nei giorni scorsi avevano usato parole dure nei loro confronti. Parlando dopo avere avuto una conversazione con Ciro, il compagno trans di Maria Paola, nella clinica dov’è stato ricoverato dopo la tragedia, Daniela Falanga, presidente dell’Arcigay di Napoli, ha detto che la famiglia Gaglione osteggiava, anche con la violenza, la relazione tra Maria Paola e Ciro Migliore. “Vogliono chiarirsi, ci tengono molto a farlo”, fa sapere l’avvocato Paolella.

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La ricostruzione dell’incidente

Maria Paola è morta dopo avere battuto la testa a causa della rovinosa caduta dallo scooter guidato da Ciro Migliore. Una caduta innescata, secondo gli inquirenti della Procura di Nola, dal fratello, a conclusione di un inseguimento. Michele anche davanti al gip di Nola che nei giorni scorsi ha confermato la sua detenzione in carcere per omicidio preterintenzionale aggravato dai motivi abietti e futili, ha sempre sostenuto di non essere stato lui il responsabile dell’ incidente costato la vita a Maria Paola e che alla base del gesto non ci sono pulsioni trans-omofobe nei confronti di Ciro.