LA STORIA DELLA CAMORRA / La scoperta degli agenti della Squadra Mobile ai Quartieri Spagnoli, nel settembre del 1987. L’«infermeria» era stata allestita in alcuni bassi

di Giancarlo Tommasone

Durante la guerra di camorra, che negli anni Ottanta infuriava tra gli eserciti della Nco di Raffaele Cutolo e il cartello confederato della Nuova famiglia, per curare i feriti si ricorreva spesso alle prestazioni di medici consenzienti. Che nella maggior parte dei casi, in cambio di denaro, tenevano chiusa la bocca rispetto ai pazienti «particolari» che assistevano. Molti dei personaggi da curare, infatti, oltre a essere stati coinvolti in fatti di sangue, erano pure latitanti, braccati dalle forze dell’ordine. E quando la strada dei soldi non era sufficiente per raggiungere lo scopo, per convincere i chirurghi reticenti, i clan passavano alle maniere forti. Più rara, invece, la circostanza relativa all’allestimento di veri e propri «posti di primo soccorso» per i camorristi. Uno dei questi drappelli fu scoperto nel cuore dei Quartieri Spagnoli, in Via Porta Carrese, arteria a ridosso della centralissima Via Toledo.

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Correva l’anno 1987. Si trattava letteralmente di una «infermeria», dove le cosche potevano portare le prime cure ai loro feriti. Il drappello sanitario «fuorilegge» era stato allestito in alcuni terranei (i bassi) di un vecchio edificio a Montecalvario, abbandonato da quasi sette anni, perché danneggiato dal terremoto del 23 novembre del 1980.

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Il «pronto soccorso» della camorra fu scoperto – il 25 settembre del 1987 – dagli agenti della Squadra Mobile della Questura napoletana, nel corso di un sopralluogo effettuato sotto il coordinamento dell’allora vicequestore Matteo Cinque (scomparso a gennaio del 2019). Nella circostanza, come riferirono all’epoca dei fatti, fonti investigative, fu accertato che alcuni feriti fossero «stati curati nell’infermeria». Immediate scattarono le indagini per identificare il medico compiacente che avrebbe assistito i camorristi feriti, impresa assai ardua per gli agenti della Mobile, mettersi sulle tracce del camice bianco del clan.