Con l’avanzare dell’estate, i presidi ospedalieri continuano a fare i conti con l’emergenza legata alla mancanza di personale. «Col periodo estivo emergono puntuali le criticità nell’area dell’emergenza sanitaria territoriale (118) ed ospedaliera (Pronto soccorso) che rappresenta la cartina di tornasole di una programmazione deficitaria». Così, in una nota la Fp Cgil Campania e area metropolitana di Napoli.

Un’ambulanza del servizio 118

«Nonostante l’allarme lanciato dai direttori sanitari dei presidi ospedalieri sede di Pronto soccorso e gli innumerevoli articoli apparsi sulla stampa in merito alle difficoltà nel garantire un numero adeguato di medici ed infermieri nell’area della emergenza ospedaliera, nessuna decisione – denuncia il sindacato – è stata assunta e nulla si è mosso. Le difficoltà dipendono da una dotazione organica insufficiente ad assicurare l’emergenza, dalle lunghe procedure per il reclutamento del personale (mobilità e concorsi), dalle poche assunzioni, dai continui pensionamenti e dall’avvio dell’ospedale del Mare che ha finito per assorbire il già scarno personale, generando un effetto devastante su tutta la rete della assistenza in emergenza nella Asl Napoli 1».

Gli appelli dei sindacati di categoria

«L’entrata in vigore della Legge numero 161/2014, che consente ai medici e agli infermieri italiani di uniformarsi agli altri Paesi della Unione Europea, dopo 11 anni, a garanzia dei professionisti della sanità e dei cittadini – spiegano dall’organizzazione -, ha accentuato le criticità, solo perché non sono state affrontate per tempo. A fronte di questo disastro annunciato le soluzioni ipotizzate continuano a interessare un personale ormai stanco, esausto, demotivato e in burn out (sindrome da esaurimento psico-emotivo) a causa di massacranti turni di lavoro».

Servizio 118 e drappelli di Pronto soccorso,
d’estate aumentano le criticità nelle aree di emergenza

Stando a quanto denuncia la Cgil, la «Asl Napoli 1 propone orari aggiuntivi in straordinario e in prestazioni aggiuntive, in deroga ai limiti imposti dalla normativa, trasferimenti temporanei da strutture non impegnate nel Pronto Soccorso o l’avvio del medico unico di emergenza, dimenticando che al momento non esistono le condizioni normative e giuridiche di garanzia per il personale da impiegare in questo delicato ruolo. L’unica certezza è che per affrontare queste criticità strutturali si è partiti con notevole ritardo e pertanto si cercano soluzioni rabberciate che avranno inevitabili ripercussioni negative sulle condizioni di lavoro e sulla assistenza».