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di Giancarlo Tommasone

Era stata ribattezzata la «Delibera dei Maggiori», ma ieri, con una sentenza del Tar, è stata praticamente dichiarata nulla. La vicenda affonda le radici in un periodo di tempo che va dal 2012 al 2016, quando si sarebbe determinata una progressione di carriera – come fu sottolineato da più parti – per un ristretto numero di agenti della polizia municipale.

La dinamica
di quell’avanzamento
aveva destato
un dubbio basilare,
quello cioè che il tutto
fosse avvenuto in contrasto
con la normativa regionale

La V Sezione del Tar Campania, dunque, con sentenza numero 05550 del 20 settembre 2018 ha dichiarato nulla la delibera approvata dal Comune di Napoli il 4 settembre del 2017. I giudici si sono espressi sulla vicenda dei 50 capitani dei vigili urbani (48, poiché due nel frattempo sono andati in pensione) promossi maggiori. Il caso della delibera era finito all’attenzione della Procura, in seguito all’esposto della Uil Campania.

L’esposto era stato presentato dal segretario
generale della Uil funzione pubblica, Annibale De Bisogno,
alla Procura, alla Corte dei Conti e all’Anac di Cantone

E puntò ad evidenziare la presunta «illegittimità» della delibera ratificata dal Consiglio comunale di Napoli. Che il 4 settembre del 2017 diede il via libera alle promozioni. La delibera fu approvata dall’aula di Via Verdi – spiegò nel suo esposto il segretario della Uil – «senza tenere conto dell’imminente pronunciamento in merito del Tar Campania. Il quale si è già espresso in sede cautelare a favore della sospensiva  della delibera, come richiesto da 40 caschi bianchi».

Il nodo della questione è rappresentato dal fatto che i 50 vincitori, avrebbero partecipato a una selezione non del tutto completata e addirittura, appunto, in violazione con il regolamento regionale della polizia municipale.

La sentenza – Le osservazioni del Collegio

«Osserva il Collegio – è scritto nero su bianco nella sentenza del Tar – che la disciplina transitoria introdotta dal Comune di Napoli coi provvedimenti impugnati non rispetta le due modalità alternative di attribuzione del grado di maggiore previste dalla normativa regionale all’allegato B – alla quale, come si è chiarito, gli enti locali hanno l’obbligo di adeguarsi – consentendone l’accesso a soggetti privi del requisito di anzianità decennale nel grado di capitano, del requisito professionale della frequentazione e del superamento dei due corsi sopra specificati, ovvero, nel caso di accesso tramite superamento di procedure concorsuali per la categoria D3, del titolo di studio (laurea) previsto per l’inquadramento in tale categoria».

Secondo i giudici, inoltre, la norma regolamentare comunale non è in linea con la disciplina transitoria «contenuta nel citato allegato D, la quale in sede di prima applicazione fa salvi solo “i distintivi di grado già in possesso degli operatori di polizia locale alla data del 31 dicembre 2013 attribuiti esclusivamente con provvedimenti formali adottati dagli organi competenti”, situazione non ravvisabile nel caso di specie». Per l’effetto, dunque, è scritto ancora nella sentenza, vanno annullate «in parte qua le impugnate previsioni contenute nella delibera del Consiglio comunale di Napoli n. 68 del 4 settembre 2017».

Grande soddisfazione
è stata espressa dallo Snavu
(sindacato di polizia municipale)
per la decisione del Tar

«Tutti ricorderanno, qualche mese fa, il clamore mediatico ed istituzionale destato dalla famosa ‘Delibera dei Maggiori’ – è scritto in una nota del sindacato – Ebbene, a distanza di poco più di un anno dalla scellerata approvazione dell’atto il Tar Campania ha dichiarato nulla la delibera dando ragione a tutti quei ‘capitani coraggiosi’ che con impegno e determinazione si erano opposti a quell’atto ritenuto illegittimo, nullo, inefficace, vessatorio e contrario a ogni principio di diritto vigente nel nostro Ordinamento».

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