Il sindaco Luigi de Magistris

Prorogato l’affidamento del servizio di recupero crediti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione

di Giancarlo Tommasone

Promesse mancate, alcune delle quali fatte quando c’è da affrontare la campagna elettorale. Circostanza che non guasta mai in termini di maggiore appeal per reperire voti. E’ un adagio antico, a cui ci ha abituati la politica (senza alcuna distinzione di colore). E allora capita anche a Napoli con l’amministrazione guidata dal sindaco Luigi de Magistris, rispetto a due iniziative annunciate urbi et orbi, e poi rimaste praticamente sulla carta. La prima è quella relativa all’addio a Equitalia, la seconda quella che ha a che fare con il reddito di cittadinanza. A gennaio del 2016 (e quindi già proiettati verso le Comunali di giugno) Palazzo San Giacomo annunciò che era tutto pronto per staccarsi da Equitalia e far partire il progetto Napoli Riscossione. Progetto che nelle intenzioni del sindaco e dell’intera amministrazione avrebbe avuto massima attenzione per i meno abbienti, oltre a rappresentare un passo avanti per l’autonomia partenopea (argomento tirato in ballo spesso dagli amministratori di Piazza Municipio). Tutto pronto. Via? Macché, passano i mesi, Giggino e i suoi vincono le elezioni del 2016, e deputata a riscuotere continua ad essere la tanto «odiata» (dagli inadempienti) Equitalia, che nel frattempo ha cambiato nome, e si chiama Agenzia delle Entrate-Riscossione. Ma c’è di più, il compito di occuparsi del «recupero crediti» coattivo da parte dell’ex Equitalia, a Napoli, è stato prorogato attraverso una recente delibera di giunta, fino a ottobre del 2020. E quindi c’è da sottolineare che la promessa che nel 2016, avrà contribuito comunque, a far ulteriormente sostenere gli arancioni alle Comunali, è stata disattesa. Passiamo al reddito minimo di cittadinanza, che de Magistris aveva annunciato durante le fasi più calde della scorsa campagna elettorale. Progetto, da alcuni dipinto come dall’elevata importanza sociale.

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La giunta comunale, tramite
una delibera, introdusse il sussidio,
ammontante a circa 600 euro

Per accedervi, spiegò la fascia tricolore a Radio24, occorreva aver compiuto la maggiore età, non percepire reddito ed essere residenti, anche se stranieri e senza fissa dimora, da almeno 24 mesi a Napoli. La proposta poi si è arenata, intanto però, le elezioni sono state vinte. E’ necessario soffermarci un po’ di più sulla seconda questione, perché il sindaco di Napoli, ha criticato più volte il reddito di cittadinanza introdotto dal M5S. A gennaio scorso, durante una intervista a Televomero, affermò:  «Il reddito di cittadinanza non è messo in campo (dal M5S, ndr) per creare lavoro ed occupazione, e soprattutto per come lo sta gestendo il Governo e devo dire, in particolare, il Movimento 5 Stelle, puzza molto di operazione a un modo di intendere il rapporto dal punto di vista politico». «Quindi – aggiunse il sindaco – non stanno facendo altro che assistenzialismo», altro che «creare posti di lavoro e occupazione».

La polemica
a distanza con
il Movimento 5 Stelle,
sul sussidio

Cosa aveva, invece, detto la fascia tricolore, del «suo» reddito di cittadinanza (quello che si è arenato dopo elezioni vittoriose del 2016)? «Diamo il reddito a chi è rimasto senza lavoro, ai giovani, e attraverso un patto, li aiutiamo a inserirsi sempre meglio nella nostra società. E’ una ricetta semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria», spiega il primo cittadino partenopeo, a maggio di quattro anni fa. C’è da sottolineare, poi, che i 600 euro promessi da Giggino, rispetto alla media dei 780 dei grillini, siccome quello napoletano è una piano dal respiro locale, rappresentano, in proporzione, un progetto ben più dispendioso (e ambizioso) di quello attuato dal Governo centrale. La differenza sta nel fatto che il M5S ha vinto le elezioni e ha fatto partire il sussidio, mentre il sindaco è riuscito a centrare il secondo mandato, ma il reddito di cittadinanza «arancione» è rimasto lettera morta.

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