di Giancarlo Tommasone

Dagli spezzoni di intercettazioni ritenuti di rilevanza nulla per le inchieste della magistratura alla fuga di notizie, il passo è più che breve. Una situazione alquanto labile che si riscontra per il prodotto dell’attività di intelligence della maggior parte delle Procure italiane. Il nodo della questione è rappresentata dal fatto che la ‘scrematura’ non finisce certo al macero, ma è contenuta nella banca dati di altri server (privati). Succede allora che degli spezzoni ritenuti illeggibili, ‘avariati’ e non servibili per le inchieste, possano però interessare a qualcun altro (ad esempio ai giornalisti). O addirittura possano rappresentare materiale per il quale potrebbe aprirsi anche un mercato costellato, nella peggiore delle ipotesi, di attività borderline dal punto di vista della regolarità.

La sede della Procura di Napoli (Stylo24)
La sede della Procura di Napoli (Stylo24)

Una ipotesi, tra le altre, che avrebbe spinto la Procura di Milano – come riporta il Corriere della Sera – a chiedere al gip Anna Calibi di rinviare a giudizio Area, vale a dire una delle 4 maggiori società private di intercettazioni, di cui si servono le Procure italiane. Si ipotizza l’accesso abusivo a sistema informatico; nello specifico sostiene la Procura di Milano, l’azienda avrebbe scaricato a distanza dai server delle Procure (37, tra cui quella di Napoli), migliaia di spezzoni di sms, fonie, e naturalmente numeri e nomi delle persone intercettate; il periodo finito sotto la lente va dal 2009 al 2016.

Tale materiale è stato rinvenuto in azienda – a Vizzola Ticino (Varese) – dove era stato conservato. Il punto è che lo ‘scarico in manutenzione’ non sarebbe mai stato autorizzato dalle suddette Procure. Una operazione, si difende però l’azienda, del tutto regolare, perché di fatto Area deterrebbe legittimamente i privilegi di amministratore dei sistemi informatici. Tali sistemi sono affidati soltanto in comodato alle Procure e l’azienda ne rimane proprietaria. Non volendoci addentrare sul territorio prettamente tecnico della proprietà e dell’affitto dei server, ci limiteremo a rilevare alcuni fattori.

Giuseppe Dezzani ospite al Tg5

Secondo i consulenti dell’azienda, il materiale scaricato era avariato o spezzettato, quindi inservibile. Inoltre il pm, sottolineano sempre i consulenti di Area, non avrebbe contestato alcuna cessione a terzi delle suddette intercettazioni scaricate. Ma secondo la guardia di finanza e il consulente del pm, Giuseppe Dezzani (il geometra di Pinerolo che non avrebbe mai conseguito una laurea in Ingegneria informatica), non ci sarebbe più modo di verificare se il prodotto della scrematura delle intercettazioni da lì sia stato accessibile ad esterni. Fatto sta che tale tipo di percorso, fin qui battuto dalle Procure, ne ha spinte alcune a percorrere altri sentieri. Il problema non dovrebbe più sussistere (almeno si spera) nel momento in cui il ministero della Giustizia avvierà l’acquisto – cosa annunciata un anno fa – di 36 nuovi server ‘statali’, cominciando a sostituire quelli privati. Nell’attesa le Procure si ‘arrangiano’ come possono.