Luigi Riello, procuratore generale di Napoli
Luigi Riello, procuratore generale di Napoli

Il fenomeno camorristico non è una “mera devianza” e non rappresenta “una criminalità frammentata e sostanzialmente disorganica”. La camorra “si inserisce in una rete di relazioni economiche” ed è caratterizzata da “uno spesso filo di connivenze con ambienti sociali solo formalmente puliti da collusioni con reti di imprese e con ceti professionali che nell’interscambio di interessi cercano di ridurre o eliminare i rischi connessi alla loro attività, in un’economia senza regole, ma non per questo libera”. Così il procuratore generale di Napoli, Luigi Riello, nella sua relazione alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

“E’ necessario prendere atto del nuovo rapporto camorra-cattiva politica che non si nutre più del tradizionale voto di scambio, ma si estrinseca nella elezione di rappresentanti direttamente espressi dagli ambienti criminali”, ha aggiunto il pg secondo il quale “è molto complesso il rapporto camorra-politica-pubblica amministrazione, quest’ultima massicciamente ‘fidelizzata’ alla politica e questo è il vero cancro che impedisce quella ‘imparzialità’ della pubblica amministrazione. Ove la politica è infiltrata dalla criminalità organizzata, quest’ultima dunque penetra nella pubblica amministrazione”.

Camorra, la strategia del clan dei Casalesi

Da luglio 2016 a giugno del 2017 ci sono state 121 ordinanze cautelari confermate per circa l’80% dei casi, 25 sequestri preventivi per un valore di 867 milioni di euro. Sono stati catturati 55 latitanti e, nel corso del 2017, sono stati commessi 26 omicidi di stampo camorristico. Tutti in provincia di Napoli il che dimostra che, in provincia di Caserta dove è egemone il clan dei Casalesi, si persegue “una strategia di basso profilo” per distogliere l’attenzione investigativa sul territorio.