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La Procura di Napoli, così come quella di Roma, si mostra prudente nei confronti della figura dell’agente sotto copertura per ‘controllare’ dall’interno eventuali attività criminali e per rendere più efficaci le indagini come riportato nella nuova legge anticorruzione. E lo stesso vale per la nuova causa di non punibilità per chi, dopo esserne stato autore, denuncia fatti illegali e altri responsabili.

Le due circolari diramate nei giorni scorsi, rispettivamente, della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma (a firma del Procuratore Dott. Giuseppe Pignatone) e della Procura dell Repubblica presso il Tribunale di Napoli (a firma del Procuratore Dott. Giovanni Melillo), quanto alle operazioni sotto copertura, si soffermano su due aspetti in particolare, invitando a molta cautela. Ovvero l’individuazione dei soggetti legittimati, problematica in mancanza di una struttura investigativa specializzata a livello nazionale, con specifici compiti in materia di contrasto alla corruzione. E, inoltre, sulle comunicazioni e i rapporti con il Pubblico Ministero e il Procuratore della Repubblica, da parte degli operanti.

 

In merito alla causa di non punibilità ex art. 323-ter c.p., per chi denuncia il fatto, le circolari tendono a sottolineare soprattutto l’importanza di accertarne la genuinità e, conformemente al dettato della legge, l’assenza di preordinazione.

Particolarmente importante diventa, inoltre, segnare in modo netto la differenza con la figura dell’agente provocatore, proprio dopo l’introduzione della corruzione tra i delitti per i quali sono ammesse le operazioni sotto copertura.

LA CIRCOLARE COMPLETA DELLA PROCURA DI NAPOLI: 7056-procura-napoli-l.-3.2019

 

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