Paolo Jannelli

«Signor presidente, rinunciamo ai nostri duecento testimoni». Il colpo a sorpresa nel processo a Paolo Jannelli, il direttore del dipartimento di Ortopedia dell’ospedale «Cardarelli», arrestato, per ben due volte nel giro di tre settimane, perché accusato dal pm John Henry Woodcock di assenteismo e di aver dirottato i pazienti in attesa intervento dall’ospedale alla clinica privata «Villa del Sole», è arrivato nel corso dell’ultima udienza.

Il difensore, il penalista napoletano Maurizio Lojacono, ha deciso di accelerare al massimo l’iter processuale e di giungere a sentenza.

Come? Astenendosi dall’interrogare i circa 200 testi ammessi dal collegio A della I sezione del Tribunale davanti al quale è imputato Jannelli. L’avvocato Lojacono ha motivato la scelta di rinunciare alla propria lista testi, ritenendo sufficienti le prove raccolte nel contraddittorio coi testi della pubblica accusa.

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Il pm John Henry Woodcock

Un processo complesso, quello che vede imputato Jannelli, che ha riservato non poche sorprese. Nel corso di una precedente udienza, gli avvocati si erano accorti infatti che agli atti era depositato un foglio presenze di Jannelli in ospedale, di cui però non c’era traccia nelle deleghe che il pubblico ministero aveva affidato al Nas.

Un documento che doveva diventare prova a carico dell’imputato. Da quel momento, hanno analizzato con attenzione tutto il materiale relativo alla accusa di assenteismo.

Com’è possibile che in un processo spunti una carta di cui nessuno conosce la provenienza? Chiamato a testimoniare sui fogli di presenza acquisiti presso il Cardarelli, il maresciallo che si è occupato del sequestro della documentazione negli uffici del nosocomio napoletano non ha saputo spiegare alcune anomalie rilevate dalla difesa.

L’avvocato Maurizio Lojacono

Cercando di ricostruire la vicenda e lanciandosi in una serie di ipotesi. Incalzato dai legali, il sottufficiale ha spiegato, tra molti «non ricordo», che «forse» il foglio presenze era stato chiesto informalmente all’ospedale e spedito per posta dal «Cardarelli» ai carabinieri, come gesto di collaborazione. Una cosa mai vista.

Paolo Jannelli

L’imbarazzo è diventato tensione quando poi Paolo Jannelli ha denunciato in aula la falsità del documento, contestando le firme apocrife apposte su questo e anche su altri fogli di presenza, tra i quali proprio quello di maggiore clamore, che risulterebbe firmato mentre il primario si trovava in vacanza in Thailandia.
Ma questa è un’altra storia.