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L'imprenditore Adolfo Greco, arrestato lo scorso 5 dicembre

Il «re del latte» e gli interessi perfino nel settore aerospaziale

di Francesco Vitale

Vittima dei clan e semplice «mediatore» delle richieste per aiutare amici in difficoltà, e taglieggiati dalla camorra, oppure parte attiva nelle estorsioni imposte dalla mala stabiese? Nemmeno il tempo di partire, che già si registra uno scontro tra accusa e difesa, relativamente al ruolo che avrebbe rivestito Adolfo Greco, l’imprenditore arrestato lo scorso dicembre, insieme ad altre 12 persone, nell’ambito dell’operazione Olimpo.

Si è tornati in aula, dopo il colpo di scena del nove settembre, con il giudice a latere, Adele Marano, che ha presentato richiesta al presidente del Tribunale, di astenersi, e di fatto è uscito dal collegio. L’udienza del 10 settembre, con il nuovo collegio giudicante, è stata poi aggiornata al primo ottobre, quando è stato escusso un ispettore della Squadra Mobile della Questura di Napoli (comparto che ha effettuato le indagini innescate dalle dichiarazioni del pentito Salvatore Belviso), Diego Albrizio.

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Il teste del pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta, nel corso della propria deposizione ha ricostruito le origini dell’inchiesta. Secondo le risultanze investigative e stando a quanto affermato dal poliziotto, Greco avrebbe goduto di una fitta rete di interessi, che si spingeva ben oltre la provincia partenopea.  Oltre al settore del latte, si registrano investimenti nei segmenti dell’immobiliare e addirittura dell’aerospazio. Ma dal punto di vista del ruolo, che avrebbe ricoperto «il re del latte» rispetto all’attività dei clan?

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Secondo l’accusa e il testimone del pm Cimmarotta, sarebbero stati i boss a rivolgersi a Greco, e i rapporti tra malavitosi e imprenditore, sarebbero stati quasi paritari. Nel corso dell’udienza sono state ascoltate anche alcune intercettazioni. Una, considerata dagli inquirenti, particolarmente probante sul presunto ruolo attivo di Greco nelle richieste estorsive, è relativa alla richiesta di 50mila euro, rivolta dal clan Afeltra a un imprenditore di Agerola. «Non è così che si chiede una tangente», dice intercettato Greco.

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Per l’accusa, Greco stava spiegando alla cosca come agire per estorcere denaro all’imprenditore. Per la difesa, invece, si tratta di un tentativo di mediazione, fatto da Greco per aiutare l’amico messo nel mirino dai camorristi. Alla sbarra, oltre al «re del latte», ci sono altri 5 imputati: Michele e Raffaele Carolei, Umberto Cuomo, Luigi Di Martino (trasferito da alcuni giorni in regime di 41 bis) e Attilio Di Somma. Si torna in aula il 15 ottobre, al centro della prossima udienza il controesame nei confronti del teste del pm, Diego Albrizio, da parte della difesa.