Mario Landolfi

L’udienza.

Le sue dichiarazioni erano state gia’ acquisite nel corso del lungo dibattimento iniziato davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nel quale e’ imputato Mario Landolfi, ex esponente di An e Pdl ed ex ministro della Telecomunicazione, accusato di corruzione e truffa con l’aggravante mafiosa per aver agevolato il clan dei Casalesi. Oggi pero’ Giuseppe Valente, colletto bianco e presidente del consorzio dei rifiuti Caserta4, e’ stato ascoltato dai giudici perche’ le sue dichiarazioni erano molto confuse rispetto ad alcuni aspetti legati al ruolo di Landolfi nella vicenda che lo vede imputato. Valente si e’ mostrato palesemente lacunoso e ha condito la sua testimonianza di tanti ‘non so’ e ‘non ricordo’. Eppure le sue dichiarazioni sono state alla base della condanna per concorso esterno in associazione camorristica dell’ex sottosegretario del Pdl, Nicola Cosentino.

E’ stata la corte, presieduta dal giudice Loredana Di Girolamo, a convocare Valente che per questa vicenda e’ gia’ stato condannato definitivamente. Se Cosentino per la Dda napoletana era il “referente nazionale dei Casalesi”, l’altra leva del potere, secondo i magistrati, era detenuta dal secondo uomo forte del centrodestra nel Casertano, Landolfi appunti. All’ex deputato viene pero’ contestato un singolo fatto avvenuto nel 2004 a Mondragone, quando Landolfi avrebbe fatto dimettere il consigliere comunale di opposizione, Massimo Romano, per far entrare in consiglio una persona che avrebbe aiutato l’allora sindaco Ugo Conte, di centrodestra, a tenere la maggioranza.

Le manovre politiche sarebbero avvenute a un mese dalle elezioni comunali e sarebbero servite per non far cambiare la maggioranza nel Ce4, che, secondo i pm, i clan avrebbero continuato a gestire tramite il centrodestra.