Il messaggio di Genny a Kekko su Facebook per invitarlo a resistere in carcere

Il cerchio si è chiuso il sei aprile scorso, con l’arresto dell’ultimo presunto componente della baby-gang formata da quattro ragazzi. Il gruppo che nel pomeriggio del 18 dicembre 2017 aggredisce e accoltella Arturo, – ipotizzano gli inquirenti – durante un tentativo di rapina. La data fissata per l’apertura del processo è il 4 luglio prossimo.

Gli imputati hanno scelto di essere giudicati secondo il rito abbreviato. Si comincia a meno di sette mesi da quel tragico giorno.

Lo studente 17enne viene lasciato in fin di vita in Via Foria. Gli sferrano numerosi fendenti, lo abbandonano sul selciato e scappano. L’ultimo della banda a finire in manette, appunto il sei aprile, è A. R. (15 anni), residente nella stessa zona a ridosso della Sanità, in cui vivono altri due imputati, il 15enne F. C. anche detto Kekko ’o nano e Genny P. che di anni, invece, ne ha 16. Del gruppo fa parte anche un altro minore.

E’ troppo piccolo e non è imputabile. Nei suoi confronti è stata effettuata l’elezione di domicilio. Il primo dei tre a essere arrestati è il nano, è detenuto nel carcere minorile di Airola dallo scorso 24 dicembre.

Arturo insieme al papà e alla mamma ricevono la visita del cardinale Sepe

All’inizio di marzo di quest’anno, finisce in cella Genny. Esattamente un mese più tardi, tocca ad A. R. entrare in una struttura penitenziaria. Sarà un giorno particolare il 4 luglio per la famiglia del ragazzo accoltellato e miracolosamente scampato alla morte; ironia della sorte oltre ad aprire il processo, quel giorno è lo stesso in cui la madre di Arturo, Maria Luisa Iavarone, compie gli anni.

E’ presumibile che la scelta del giudizio abbreviato da parte dei tre imputati – scelta che sicuramente farà discutere – sia stata effettuata poiché tale procedimento prevede, in caso di sentenza di condanna,
la riduzione di un terzo della pena.

Una vicenda quella dello studente aggredito a dicembre scorso, che ha profondamente segnato in primis, è naturale, il giovane e la sua famiglia, ma anche la stessa città partenopea.

Il 17enne Arturo mostra le ferite al collo: ora è in riabilitazione

I quartieri di Napoli, già minati dai clan della camorra e dalle cosiddette paranze, quelle comandate dai boss ragazzini, è ritornata a fare i conti anche con le baby-gang.

I rilievi della Scientifica sul luogo dell’aggressione

Ce ne sono in tutte le zone, in quelle considerate più a rischio e in quelle definite il salotto buono della città. Gli episodi di aggressioni si ripetono in maniera sistematica, come a dire che la storia di Arturo poco ha insegnato ai giovani e, forse, alle stesse istituzioni.