Comincia l’Appello per l’esplosione di Ercolano. Una condanna è ormai definitiva, altri due imputati tornano davanti ai giudici
Lavoravano in una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio per poche centinaia di euro alla settimana. Samuel Tafciu, Aurora Esposito e Sara Esposito morirono tutti nell’esplosione del laboratorio. Adesso quella storia torna in aula con il processo d’Appello.
Per Punzo la condanna è diventata definitiva
Pasquale Punzo ha rinunciato all’impugnazione. La sua condanna non verrà quindi riesaminata e, dopo lo sconto previsto dalla riforma Cartabia, dovrà scontare 14 anni e mezzo.
Davanti ai giudici di secondo grado restano Vincenzo D’Angelo, condannato a 17 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale e caporalato, e Raffaele Boccia, al quale sono stati inflitti quattro anni per detenzione di esplosivo. L’avvio del processo d’Appello ricostruito dall’ANSA segna il nuovo passaggio giudiziario.
Samuel, Aurora e Sara lavoravano tutti in nero
Samuel aveva diciotto anni ed era di origini albanesi. Aurora e Sara erano gemelle e avevano ventisei anni. Due delle tre vittime erano già genitori.
Fin dalle prime ore Stylo24 raccontò che il deposito di via Patacca era una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio ricavata al piano terra di un’abitazione.
Alle gemelle 150 euro, a Samuel 250
Le paghe aiutano a capire in quali condizioni lavorassero i tre giovani. Aurora e Sara prendevano 150 euro alla settimana per applicare le etichette ai candelotti. Samuel ne riceveva 250 per realizzare i botti.
Nel laboratorio erano stipate grandi quantità di materiale esplosivo. Stylo24 aveva già raccontato che sarebbero bastati pochi chili di miscela per provocare la deflagrazione.
I datori di lavoro e il fornitore delle polveri
Per l’accusa, Punzo e D’Angelo erano i datori di lavoro in nero dei tre ragazzi. A Boccia viene invece attribuita la fornitura di parte del materiale impiegato nella produzione dei fuochi.
Gli arresti arrivarono dopo gli accertamenti coordinati dalla Procura di Napoli. Nei giorni successivi alla tragedia intervenne anche la Cgil Campania, chiedendo più sicurezza e un contrasto più duro al lavoro irregolare.
In aula Comune, Cgil e famiglie delle vittime
Nel processo si sono costituiti parte civile il Comune di Ercolano, la Cgil Campania e i familiari dei tre ragazzi. Alla prima udienza erano presenti la famiglia Tafciu e la fidanzata del diciottenne.
Alla prossima toccherà all’accusa formulare le conclusioni. In primo grado erano stati chiesti vent’anni per i due principali imputati. Il processo riparte da quella casa trasformata in laboratorio, da tre ragazzi senza esperienza con le polveri piriche e da un mercato clandestino che, secondo gli investigatori, lavorava in vista delle feste.

















