Le caratteristiche dello strumento, gestito direttamente dalla Commissione e inquadrato nel bilancio europeo, per sostenere la ripresa dell’economia.

Si evoca una cifra di duemila miliardi di investimenti e spese generati dai meccanismi messi in campo dall’Europa per superare lo choc da coronavirus. Ma sui dettagli e sui tempi entro i quali gli strumenti potranno essere concretamente varati e messi a disposizione delle imprese per ripartire c’è ancora incertezza. Ormai assodato il consenso sulla creazione di un fondo di salvataggio e rilancio economico che viene definito «necessario e urgente» ma restano da definire dimensioni e caratteristiche. Il Consiglio europeo ha dato mandato alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen di avanzare una proposta sul Recovery fund entro il 6 maggio. Via libera anche ai prestiti del Mes, il contestato salva-stati, con l’unica condizione che vengano usati per le spese sanitarie, anche indirette, una formulazione che apre tuttavia la strada anche a un utilizzo più ampio dei fondi.

Il fondo salva-Stati (Mes), nato con l’obiettivo di aiutare i paesi dell’Unione in difficoltà, darà vita a una nuova linea di credito da 240 miliardi dedicata a fronteggiare la pandemia. Ogni Paese potrà prendere in prestito fino al 2% del suo Pil, per l’Italia circa 37 miliardi. Non sono previste condizioni. Secondo alcuni Paesi, Olanda in testa, il solo requisito per accedere alla linea di credito del Mes sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie. Parigi, Roma e Madridi non vogliono condizioni. Da decidere i tempi.

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Il cosiddetto Recovery fund sarà uno strumento gestito direttamente dalla Commissione e inquadrato nel bilancio europeo per sostenere la ripresa dell’economia. Secondo il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno il nuovo fondo per la ripresa va «commensurato ai costi della crisi, che aiuti a spalmarli nel tempo, che operi attraverso il budget Ue e che mostri solidarietà». I dettagli, compresa la dimensione del fondo, sono comunque ancora da mettere a punto e in particolare la sua fonte di finanziamento. E non è da escludere che qualora dovesse passare l’idea di un ibrido tra strumento di prestito e strumento di sussistenza, la Commissione si faccia carico di impegnarsi direttamente fino a 320 miliardi sui mille miliardi circa che il progetto si impegna a raccogliere.

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