La sede del commissariato di polizia di Ponticelli (foto di repertorio)

Il tribunale delle Libertà conferma gli arresti domiciliari per il sostituto commissario di Ponticelli, ma scagiona il figlio del manager che pilotava gli appalti in Sma Campania

di Luigi Nicolosi

Ancora un tegola per il detective che per oltre trent’anni si è battuto contro la mala di Napoli Est. L’inchiesta sul vorticoso giro di tangenti che avrebbe avvelenato il funzionamento dell’azienda regionale Sma Campania esce indenne dal vaglio del Riesame. I giudici della dodicesima sezione del tribunale delle Libertà, dando sostanzialmente pieno accoglimento all’impianto accusatorio, hanno infatti confermato gran parte dei provvedimenti cautelari eseguiti alla fine di febbraio. Doccia gelata, in particolare, per il sostituto commissario di Ponticelli, Vittorio Porcini, per il quale il Riesame ha ribadito la misura degli arresti domiciliari: il 58enne detective ha però ottenuto l’annullamento del capo di imputazione relativo al presunto accesso abusivo ai sistemi informatici della polizia. È però rimasta in piedi l’accusa di corruzione.

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Nonostante la sfilza di conferme, non è comunque mancato qualche colpo di scena. Come nel caso di Rolando Abbate (difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Andrea Imperato), figlio dell’imprenditore in odore di clan Salvatore, vero dominus dell’inchiesta, per il quale il tribunale delle Libertà ha disposto l’annullamento della misura e l’immediata scarcerazione. Arresti domiciliari revocati anche per Agostino Chiatto. La stessa sorte non però toccata al sostituto commissario Porcini, che dovrà a questo punto valutare il da farsi in vista di un eventuale ricorso per Cassazione. Dopo trentuno anni trascorsi con la divisa cucita sulla pelle a combattere giorno e notte la camorra di Napoli Est, il detective non ci sta a finire travolto dalla macchina del fango. Ristretto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti in Sma Campania, il sostituto commissario (ex) responsabile della squadra giudiziaria del commissariato Ponticelli, difeso dall’avvocato Giovanni Abet, accusato di corruzione aggravata e di accesso abusivo ai sistemi informatici della polizia, già in sede di interrogatorio di garanzia ha fornito una lunga ed esaustiva sua versione dei fatti.

In particolare, ha inquadrato il suo rapporto con l’imprenditore Salvatore Abbate, come di «natura investigativa». In un certo senso “strumentale”. Sul punto, ecco quanto messo a verbale dal sostituto commissario: «Nel Novanta arresto Salvatore Abbate per una rapina a Latina. Finisce la storia, io continuo la mia attività come sempre nel modo più brillante, perché le carte parlando di encomi. Abbate esce poi dal carcere e io non ho rapporti con lui. Viene in seguito coinvolto nell’indagine dell’Auchan e viene arrestato dalla Squadra mobile». Ricostruite le fasi iniziali del “rapporto”, Porcini entra quindi nel merito: «Io purtroppo ho un modo di investigare, l’ho fatto a Sant’Anastasia con gli impresari, non è che cerco di farmeli amici, cerco di dare la mia fiducia per carpire, per poi andare avanti nelle indagini… Salvatore Abbate esce da questa storia dell’Auchan e aveva un’amicizia con un collega a me noto che lavorava nella mia squadra, lo incontro, so che lui ha iniziato a fare di nuovo l’imprenditore. Comincia questo rapporto e poiché lui fa l’imprenditore e lavora a Ponticelli io uso il mio metodo investigativo, non è che gli do l’amicizia, dico come stai, tutto a posto, per capire ovviamente come si muovono i clan rispetto agli imprenditori e questo purtroppo mi è ritornato contro».

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