Una società napoletana (con tutti i requisiti per accedere al prestito) si è vista rifiutare la richiesta dalla banca

Una società napoletana (con tutti i requisiti per accedere al fondo) si è vista rifiutare la richiesta da un istituto di credito  

L’onda lunga del lockdown innescato dalla pandemia Covid-19 continua a mietere vittime in Campania. Secondo uno studio di Confesercenti, sono oltre ventimila i negozi che hanno dovuto chiudere i battenti nel periodo della Fase 2, ma sarebbero a rischio altre 47mila attività. Molte di esse hanno presentato richiesta per i contributi messi in campo dal Governo, ma in numerosi casi, la domanda si è scontrata con la burocrazia e con la cosiddetta valutazione creditizia, avanzata da alcuni istituti di credito. E’ il caso di una società che agisce a Napoli e che si è vista negare la corresponsione di un prestito di 25mila euro, da parte di Ubi Banca.

La società, nella figura del suo legale rappresentante, si è affidata all’avvocato Angelo Pisani, che ha immediatamente provveduto a inviare lettera di diffida all’erogazione del prestito, all’istituto di credito con sede centrale a Jesi (provincia di Ancona). Ma perché la banca, al momento, non ha ancora concesso il prestito, misura prevista dal Dl 23/2020, il cosiddetto Decreto liquidità? Nella missiva di risposta inviata all’attenzione dell’avvocato Pisani, i vertici di Ubi Banca, sottolineano: «Vi facciamo presente che la decisione comunicata dalla filiale, in ordine alla mancata concessione dell’operazione richiesta, è stata assunta sulla base di valutazioni che tengono conto di più fattori, ed elementi di giudizio e riguardano la posizione considerata nel suo complesso».

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I motivi della banca riguardo
al rifiuto della concessione del prestito

Tradotto, secondo quanto spiega l’istituto di credito, vuol dire che «la banca, nell’ambito della propria autonomia decisionale, senza alcun obbligo di concessione del prestito, ha deciso che non sussistono i presupposti, per concedere il finanziamento in parola, anche in considerazione della valutazione del merito creditizio che le compete». Risultato? La società che ha assoluto bisogno del prestito – per continuare la propria attività – messo a disposizione dal Governo, nell’ambito delle misure economiche di contrasto a una emergenza planetaria (come è quella del Covid-19), non può accedervi, di fatto a causa della decisione di una banca.

Pisani: alle banche non compete
e non è permesso per legge,
alcuna valutazione creditizia

A tal proposito l’avvocato Pisani ha fatto notare: «Alle banche non compete e non è permesso per legge, alcuna valutazione creditizia, salvo che non sussistano segnalazioni di sofferenze  che in questo caso, quello che riguarda la società che assisto, non esistono».