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Un frame di una intervista a Maurizio Prestieri (nel cono d'ombra)

I retroscena della faida di Scampia e Secondigliano

di Giancarlo Tommasone

Una donna anziana «sfrattata» dagli Scissionisti, perché i suoi parenti erano dalla parte dei Di Lauro. Capitava di questo e di peggio nel corso della faida di Scampia e Secondigliano, in un periodo di folle «epurazione» in cui le fazioni in lotta arrivarono perfino a bruciare gli appartamenti dei nemici. La donna anziana cacciata di casa, all’epoca aveva 70 anni, ed è la madre di Maurizio Prestieri, che in seguito sarebbe passato a collaborare con la giustizia. Proprio nel corso di una deposizione resa a giugno del 2008, Prestieri rendiconta dell’episodio. «Mio nipote Antonio Pica venne a trovarmi all’ospedale Niguarda di Milano, prima del mio intervento, ed anche lui mi chiese cosa dovesse fare, anche a lui dissi, come ad Antonio (Prestieri, ndr), che noi dovevano rimanere fedeli a Di Lauro o decidere di chiudere con quella vita ed eventualmente passare a collaborare con la giustizia».

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Il pentito continua il racconto, spiegando che «anche quando venne mia madre a trovarmi, lei era stata appena cacciata dalla casa dove noi Prestieri siamo nati e cresciuti, cacciata dal Pisano (Rito Calzone, ndr), da Cicciotto (Francesco Irace, ndr), da Enzo Notturno (detto ’o Vector) ed altri che non ricordo; infatti mia madre mi disse che presso la sua abitazione si erano recati degli uomini in sella a sette-otto motociclette per cacciare lei, che era pur sempre solo una donna di settanta anni, da sola in casa». E Prestieri spiega ancora: «In quel momento che era sicuramente di difficoltà per me, che dovevo subire una operazione salvavita, per la mia famiglia giù a Napoli che veniva cacciata, mia madre in maniera affettuosa mi disse che io non mi dovevo preoccupare. E a quel punto io confidai a lei, era presente anche l’intero mio nucleo familiare, che se fossi sopravissuto al delicato intervento che dovevo subire, avevo già deciso di collaborare con la giustizia. In quella occasione mia madre condivise la mia scelta, anche se ho saputo che poi ha cambiato idea, al contrario di me».

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Relativamente allo «sfratto» imposto dagli Scissionisti alla madre di Maurizio Prestieri, la circostanza è confermata anche dal collaboratore di giustizia, Francesco Pica, cognato di Prestieri. «Voglio ora riferire circostanze in ordine all’allontanamento di mia suocera (la madre di Prestieri, ndr) dal Rione Monterosa, a seguito dell’allontanamento di mio figlio Antonio Pica ovvero, per essere precisi, della famiglia Prestieri, da detto Rione. Dette circostanze le ho apprese direttamente da mia suocera, la quale mi ha riferito che si erano recate da lei circa una decina di persone, in sella a motorini e motociclette e tra queste persone mia suocera ebbe a riconoscere tali ’o Pisano e tale Frizione, che furono le persone che ebbero a parlare direttamente con lei. E ancora, vi erano Vincenzo Notturno, Raffaele Amato junior detto “capa bianca”, Francesco Irace detto “Cicciotto” ed altri soggetti che ora non ricordo», fa mettere a verbale Pica a marzo del 2009.

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Il pentito sottolinea: «Mia suocera conosce molto bene dette persone. Dette persone minacciarono mia suocera – non so dire se le stesse fossero armate – e le intimarono di lasciare entro cinque giorni il Rione Monterosa. Mia suocera telefonò alla figlia (mia moglie) che stava con me presso l’abitazione di Maurizio Prestieri; mia moglie fece comprare da due persone, un biglietto aereo a mia suocera, e la stessa, il giorno successivo, molto impaurita, ci raggiunse a Milano».