Sulla vicenda si sono accesi i riflettori della Procura di Napoli

di Giancarlo Tommasone

Da palazzo della Chiesa, sottoposto a vincolo culturale, a hotel a quattro stelle nel cuore di Napoli, Forcella, Via Egiziaca, 15. E’ la sorte di un complesso su cui si sono accesi i fari della Procura, anche se al momento non risultano indagati. Oggi in quello stabile sorge l’albergo Palazzo San Michele. Il prezzo medio a camera è di 85 euro a notte. La quasi totalità della struttura che apparteneva alla «Congregazione 72 Sacerdoti e benefattori sotto il titolo di San Michele» è stata venduta nel 2017 alla società Dima, che ne ha appunto ricavato un lussuoso albergo. Prezzo? Appena 500mila euro. Ed è su tale tipo di presunta «svendita», ma anche su un presunto cambio di destinazione d’uso (da bene culturale a bene ricettivo) che intendono fare luce i magistrati. Per comprendere la storia, intricata, e quasi ventennale, bisogna andare indietro nel tempo, al 14 settembre del 2001.

La storia comincia circa 20 anni fa,
con il nubifragio del 14 settembre 2001

Quando sulla città partenopea si abbatte un nubifragio senza precedenti in epoca moderna, una alluvione che si accanì sul centro storico di Napoli, danneggiando seriamente case e negozi.  Danni strutturali furono registrati anche per il complesso in Via Egiziaca 15 a Forcella, per la quasi totalità appartenente alla Congregazione, con un’unica eccezione, un appartamento al primo piano, di 115 metri quadrati di proprietà di Mauro Simonetti Rubinacci, ex rappresentante di commercio, oggi 70enne e in pensione. E’ lui la «pietra angolare» della vicenda, perché come lui stesso riferisce a Stylo24, senza la vendita della sua proprietà (una superficie di 110 metri quadrati adibita a studio-abitazione), «non avrebbero  potuto realizzare l’albergo Palazzo San Michele».

La testimonianza
di Mauro Simonetti Rubinacci

«Da quando si è verificata l’alluvione, ho cominciato la mia personale battaglia per il recupero della struttura, e della mia proprietà. Infatti i danni strutturali del complesso non solo rendevano ‘inagibile’ il palazzo, ma costituivano un pericolo anche per i cittadini, per le persone che si sarebbero trovate a passare da quelle parti, e che magari avrebbero potute essere vittima di un crollo», afferma Rubinacci. «Naturalmente ho cercato di coinvolgere la Curia di Napoli, perché da solo non sarei potuto intervenire, sia per motivi strettamente di proprietà, sia per ragioni economiche – continua Rubinacci – Fatto sta che mi ritrovo da solo a combattere, mi ritrovo davanti a un muro che non riesco a superare». Rubinacci afferma che tramite un suo amico dell’Opus Dei scrive perfino a Papa Francesco, per rendicontarlo circa la vicenda e per chiedere aiuto.

La lettera inviata
a Papa Francesco

«Ma anche la mia missiva al Pontefice non sortisce alcun effetto, non ho mai avuto risposta, Papa Francesco ha fatto orecchie di mercante», sottolinea il 70enne. Poi cosa accade? Gli chiediamo. «In una occasione chiedo l’intervento della polizia municipale di Napoli per denunciare la pericolosità delle condizioni in cui versa il complesso, anche in questo caso però, la mia azione non sortisce alcun effetto. Fino a quando, non avverto di subire delle vere e proprie pressioni per quanto sto facendo».

Le pressioni, la telefonata: lei sta
facendo troppo rumore,

la deve smettere

Che tipo di pressioni e da parte di chi? «A luglio del 2014 ricevo una telefonata da parte di una persona, che mi dice testuali parole: “Lei sta facendo troppo rumore, la deve smettere”. Lì per lì non ebbi paura, ma dissi a un mio amico: se dovesse accadermi qualcosa, la colpa è della Chiesa». Alla fine, dunque, «decisi di mettere in vendita l’appartamento (in Via Egiziaca), perché ero davvero stufo di una situazione che non riuscivo più a sostenere, sotto tutti i punti di vista». L’appartamento viene valutato 90mila euro, anche in virtù delle condizioni per niente ottimali del complesso in cui si trova. «Non riuscivo a venderlo in nessun modo, tanto che l’agenzia immobiliare mi disse che bisognava abbassare il prezzo, portandolo da 90mila e 70mila euro», afferma l’uomo. Durante quel periodo, Rubinacci dice di aver ricevuto anche un’offerta di un privato, slegato dall’agenzia, fino a quando non si arriva al 2015.

L’avvio
della compravendita
dell’appartamento
di 110 metri quadrati

«Ricevo la telefonata – racconta Rubinacci Simonetti – di una persona che si presenta come impiegato presso il Comune di Napoli, e che alla fine compra il mio appartamento». La vendita si concretizza a dicembre del 2015, «ero stanco e inoltre, siccome l’appartamento era intestato a mio figlio, avevo paura che in caso di cedimenti esterni della struttura, potesse incorrere in eventuali responsabilità davanti alla magistratura. Sono stato costretto, dunque, a privarmi di un bene di famiglia, per 68mila euro. Ho fatto il passaggio di proprietà dell’immobile e l’ho venduto».

Il complesso
viene poi ceduto
per 500mila euro
a una società che realizza
l’hotel Palazzo San Michele

«Mi sono però, reso poi conto che rappresentavo lo scoglio per la realizzazione dell’albergo (Palazzo San Michele, ndr). Senza la vendita del mio appartamento, la Confraternita non avrebbe potuto cedere la struttura ai responsabili della società che vi ha ricavato l’hotel», conclude Mauro Simonetti Rubinacci. Perché in effetti, da quanto racconta Rubinacci, il privato che acquista da lui l’appartamento, in seguito lo vende alla società che realizzerà Palazzo San Michele.

Considerazioni sulla vicenda

Vanno fatte alcune considerazioni sulla vicenda: la prima ha a che fare con il costo esiguo della cessione dell’intero complesso, appena 500mila euro per una struttura che all’interno contava anche abitazioni di 250 metri quadrati l’una. La seconda riguarda il clima di pressioni in cui Rubinacci, come ha più volte sottolineato a Stylo24, si è trovato e che poi avrebbe avuto un ruolo fondamentale per la cessione dell’appartamento a un prezzo davvero irrisorio, e ben sotto il valore di mercato per una abitazione di 110 metri quadrati, al centro di Napoli. Va pure detto, per dovere di cronaca, e ci riferiamo in particolare alla telefonata che il 70enne dice di aver ricevuto a luglio del 2014, che Rubinacci non ha sporto alcuna denuncia alla polizia giudiziaria, né tanto meno dice di possedere una registrazione di detta conversazione.