venerdì, Maggio 20, 2022
HomeLa storia della camorra«Presi a schiaffi Pasquale Barra, ma una volta gli salvai la vita»

«Presi a schiaffi Pasquale Barra, ma una volta gli salvai la vita»

LA  STORIA DELLA CAMORRA Anche Renato Vallanzasca fu accusato dall’ex santista della Nco di far parte della organizzazione criminale di Cutolo

Il bel René, al secolo Renato Vallanzasca, per anni a capo della banda della Comasina, è stato accusato, tra gli altri, dai collaboratori di giustizia Raffaele Catapano, Pasquale Barra e Giovanni Pandico (ex affiliati alla Nco fondata dal boss Raffaele Cutolo) di far parte dell’organizzazione che va sotto il nome di Nuova camorra organizzata. Accusa che Vallanzasca ha sempre respinto con forza. Al termine dell’iter processuale che lo vede al banco degli imputati, viene assolto, perché «non è stata sufficientemente provata la sue appartenenza all’organizzazione cutoliana», motivano i giudici nella sentenza. Vallanzasca è presente in aula il 28 febbraio del 1985, durante una udienza del maxi procedimento imbastito contro la Nco. La discussione, a un certo punto, verte su Barra (alias ’o animale altrimenti detto il boia delle carceri).

Leggi anche / «Andò davanti alla cella
di Cutolo e disse: puoi ammazzarmi anche qua»

«Lo conosco – afferma Vallanzasca –, lo conosco personalmente. Mi ha scritto parecchie cartoline ancora prima che lo conoscessi e mi dava del compare, termine che non mi piace, e che mi fa piuttosto ridere. Siccome lui mi dava del voi, e io sono abituato a dare a tutti del tu, su una cartolina gli scrissi: senti, diamoci del tu, e evita di chiamarmi compare, perché non siamo compari». «Ho conosciuto Barra, di persona, a Nuoro – continua Vallanzasca – e in quella occasione commisi un grave errore, e faccio ancora mea culpa». Quale tipo di errore commise l’ex capo della Comasina? «Sono stato un emerito cretino, perché gli ho salvato la vita – racconta – C’era gente che lo voleva uccidere, gente non molto distante da me. Barra aveva il vizio di impugnare una biro e di inscenare, per scherzo, un attacco col coltello. Una volta, mentre stavo andando a colloquio, mi sporcò la camicia bianca che indossavo. Io gli diedi un paio di schiaffi e la cosa finì lì». Vallanzasca racconta ancora, che Barra non perse l’abitudine di «scherzare con la penna». «Infastidì anche Claudio Gatti, che aveva un carattere ben più impulsivo del mio, carattere che poi lo ha portato ad essere ammazzato; in cella, riuscimmo a fatica a convincerlo di non uccidere Barra, e alla fine lo dissuademmo dai suoi propositi», afferma Vallanzasca.
(Per la redazione dell’articolo sono stati consultati anche i documenti audio di Radio Radicale, caricati sul canale YouTube Spazio70).

Leggi anche...

- Advertisement -