di Giancarlo Tommasone

Si presenta come novità, laboratorio per dare impulso allo sviluppo e per cambiare Napoli: è Nagorà. Appare, però, come un soggetto a metà strada tra l’associazione culturale e la lobby. E’ stato presentato ieri all’Acen. E’ proprio l’ex leader Acen, Francesco Tuccillo a guidare il gruppo di imprenditori e intellettuali chiamati a dare un’altra faccia alla città partenopea.

Quando si parla di novità, c’è bisogno anche di nuovi volti

E a conti fatti, tra i presenti e tra coloro che hanno dichiarato di aderire al progetto di Tuccillo, di volti nuovi non vi è traccia. Chiamati a intervenire, su diversi temi, durante il dibattito organizzato per presentare l’associazione, troviamo ad esempio il presidente di Anas e Metropolitana di Napoli Ennio Cascetta (già assessore regionale ai Trasporti con Bassolino), il rettore della Federico II Gaetano Manfredi, Pietro Spirito, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale.

Il presidente di Bcc e amministratore di Napoli Holding, Amedeo Manzo

In sala c’è invece, tra gli altri, Amedeo Manzo, presidente della Bcc (la Banca di credito cooperativo di Napoli è tra i soci ordinari del laboratorio, ndr) e manager di Napoli Holding. Il presente viene dal passato, questo è un assunto elementare, e allora ci chiediamo: se la città di Napoli ha bisogno di cambiare perché è diventata quella che è, chi l’ha fatta diventare tale?
L’obiettivo di Nagorà è quello di disegnare le coordinate della città che verrà, ma ci si affida, come pare, almeno scorrendo i nomi di componenti e sostenitori del progetto, a chi a quella stessa città ha dato precedenti coordinate.

Ennio Cascetta

Ci chiediamo perché non si sia dato spazio a nuove risorse

E non sia stata prevista anche la presenza di voci provenienti dal basso, che pure ci si impegnerà ad ascoltare, come ha tenuto a sottolineare Federica Brancaccio, presidente Acen. E’ proprio partendo da questo presupposto, che quella presentata come laboratorio di idee prende le connotazioni di lobby. Va bene la presenza del rettore della Federico II, magari sarebbe stato segnale di apertura e di novità, se accanto a lui ci fosse stato anche un giovane professore di Ateneo. A testimonianza che quanto fatto in passato per la città, a cui indubbiamente hanno contribuito anche alcuni dei presenti in sala, avrebbe rappresentato la prosecuzione, il tratto da cui ripartire per la nuova città di Napoli.