In alto, il boss Paolo Di Lauro. Sotto a destra il figlio Cosimo, a sinistra Raffaele Amato, capo degli Scissionisti

LA STORIA DELLA CAMORRA Il contenuto della intercettazione riportato a Ciruzzo ’o milionario da una «divisa sporca»

Prima che si arrivasse alla Scissione, e di conseguenza, a scatenare la faida di Scampia  e Secondigliano, si registrano fibrillazioni importanti all’interno del sodalizio per anni guidato da Paolo Di Lauro. A «scalciare», oltre agli «spagnoli»  di Raffaele Amato e Cesare Pagano, è soprattutto il gruppo Abbinante, quello capeggiato dal boss Raffaele, più noto nell’ambiente criminale col soprannome di Papele ’e Marano, anche se alcuni suoi affiliati – risulta da informative di polizia giudiziaria – quando parlano del capo si riferiscono a lui indicandolo come ’o Papa. E quest’ultima circostanza dà, evidentemente, la cifra dello spessore criminale di Abbinante.

Per anni mentore di Ciruzzo ’o milionario (Paolo di Lauro, ndr), quando si realizza il progetto di «svecchiamento» del clan, con l’avvento alla reggenza di Cosimo Di Lauro, Papele comincia a mandare «segnali di insofferenza». A rendicontare, relativamente a questo atteggiamento, è il collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri.

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Il 23 maggio del 2008, fa mettere a verbale: «Gli Abbinante (guidati da Raffaele, ndr) prima tentarono di impadronirsi della nostra zona (il Rione Monterosa a Secondigliano, ndr), non riuscendovi grazie all’intervento di Paolo Di Lauro, poi quest’ultimo seppe da un pubblico ufficiale corrotto che non ci indicò, di aver appreso che in una intercettazione ambientale, non so se ancora attiva, nel corso della quale si ascoltavano Raffaele Abbinante e (un suo parente). Questi parlavano di un attentato per eliminare sia Ciruzzo ’o milionario (Paolo Di Lauro, ndr) che suo figlio Cosimo».

«Inoltre la stessa condotta tenuta dagli Abbinante in carcere quando è iniziata la faida, condotta che è stata di immediato appoggio a Lello (Raffaele, ndr) Amato, conferma la loro perenne volontà di contrastare il gruppo apicale del clan Di Lauro, in quanto essi (gli Abbinante, ndr) erano sempre dei maranesi, quindi, “importati” a Secondigliano», tiene a sottolineare l’ex boss del Monterosa, Maurizio Prestieri.

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