Il senatore Vincenzo Presutto e il presidente dell'Adsp Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito

Intervista al senatore Vincenzo Presutto (M5S): l’Authority di Napoli non ha provveduto ancora alla sospensione dei canoni demaniali per le aziende che operano nello scalo

di Giancarlo Tommasone

Il lockdown dovuto alla pandemia Covid-19 si è abbattuto come la peggiore delle tempeste sull’economia della Nazione (ma i danni devastanti si contano a livello planetario).

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Non ha risparmiato, è naturale, i porti italiani (e tra questi quello di Napoli), con ripercussioni negative importanti anche per le aziende che lavorano negli scali che vanno sotto la «giurisdizione» dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale.

Il focus sulle Authority / Concessioni portuali
sospese nel resto d’Italia, ma Spirito non cede

Nei giorni scorsi, Stylo24 si è occupato, della linea seguita dal presidente Pietro Spirito (in controtendenza rispetto ad altre Authority), che non ha ancora provveduto, ad esempio, ad attuare le misure anticrisi per le imprese. Sulla questione abbiamo interpellato il senatore del Movimento 5 Stelle, Vincenzo Presutto.

Senatore, com’è la situazione a Piazzale Pisacane?
«Prima di cominciare a parlare della questione, voglio sottolineare che la mia non vuole essere una critica nei confronti di Spirito, né voglio aprire un fronte di polemica, in un momento di estrema emergenza come quello che stiamo vivendo a livello mondiale. Detto ciò, bisogna sottolineare che per il porto di Napoli (elemento vitale e fondamentale per l’economia campana) al momento non mi risulta sia intervenuto alcun provvedimento in merito alla riduzione dei canoni demaniali o a qualsiasi altra misura di accompagnamento delle imprese in difficoltà operanti nel porto».

Che tipo di ripercussione può avere sullo stato delle imprese portuali, la linea temporeggiatrice di Spirito?
«Pesantissima. Le misure sono state adottate dal Governo proprio in previsione di dare un minimo di sollievo alle imprese. Quindi, il fatto che l’Autorità portuale di Napoli non stia agendo con le misure, su quelle che sono poi le indicazioni del Governo centrale, va affrontato attraverso una valutazione molto seria. Il presidente Spirito dovrà risolvere l’impasse nel più breve tempo possibile, altrimenti le aziende faranno i conti con criticità ancora maggiori rispetto a quelle già esistenti. Mi riferisco alle difficoltà vissute al tempo ante emergenza Covid-19, periodo in cui ancora non si dovevano contrastare gli effetti del lockdown».

Quale conseguenza, nell’immediato, potrebbe avere la sospensione dei canoni?
«Naturalmente non si risolve la crisi, che ribadisco, attraversa molte aziende del settore, già da tempo. Ma la riduzione e la sospensione dei canoni, come l’introduzione di altre misure, possono sicuramente rappresentare un sollievo per le imprese, per lenire il peso di un ridotto volume di affari. In molti casi, addirittura, parliamo dell’azzeramento del volume di affari».

Perché, secondo lei, l’Authority di Napoli non è ancora intervenuta su questo versante?
«Questo non lo so, non so perché Spirito non abbia già provveduto ad adottare questi provvedimenti. Magari, si tratta di distrazione. Quello che so è che le misure ci sono – e lo dico sempre senza voler fare polemiche – e che Spirito è in ritardo nell’applicarle, un ritardo ingiustificato. Il mio appello è orientato all’esortazione a fare presto, è un invito al senso di responsabilità, perché non deve arrivare la nota – più che legittima, per carità – di Conftrasporto, per chiedere al presidente di una Authority, di applicare misure previste dal Governo. Spirito, lo ribadisco, deve muoversi».

Altre Authority hanno messo in campo proprie iniziative per aiutare le aziende, il porto di Napoli come potrebbe muoversi su questo piano?
«Ad esempio con l’alleggerimento del bilancio dell’Adps, di alcune voci. Mi riferisco, ad alcune iniziative – una su tutte Porto Aperto – che in questo momento sono in Bilancio, ma in un periodo di straordinaria emergenza come quella che stiamo vivendo, risultano assolutamente superflue. Si potrebbe agire con variazioni di bilancio, destinando i fondi previsti per dette iniziative, alle imprese in crisi. Il porto, dunque, dovrebbe fare, in questo particolare momento, una valutazione anche di opportunità rispetto all’emergenza globale. Mi risulta, ad esempio, che il porto di Napoli abbia chiesto al Mit, 2 milioni di euro per lo studio di fattibilità per l’allungamento del fascio ferroviario a Napoli Est. I soldi, in questo momento storico, servono per il sostegno alle attività in difficoltà, la richiesta per lo studio di fattibilità, mi sembra assolutamente inopportuna».

Per quel che riguarda le misure di accesso al porto, misure per contrastare la diffusione della pandemia, come si è intervenuti allo scalo di Napoli?
«A me risulta che manchi ancora un presidio unico di acceso al porto con termoscanner. Qui la critica va fatta, perché è una questione che ha a che fare con la salute umana. Lo ribadisco, magari Spirito – come è accaduto per l’adozione delle misure anticrisi – si è distratto. E quindi, anche in questo caso, lo invitiamo a fare presto, ad agire subito».

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