Il porto di Napoli, nel riquadro Carmine Montescuro

I collaboratori di giustizia: zì Menuzzo gelosissimo dei suoi contatti

Le estorsioni all’interno del porto di Napoli, raccontano i pentiti, erano gestite da Carmine Montescuro, alias ’o Mezuzzo, in «maniera esclusiva», attraverso una rete di «contatti, di cui il boss era gelosissimo». Di Montescuro e del giro illecito all’interno dello scalo partenopeo, parla anche il collaboratore di giustizia, Marco Mariano (ex ras dei Quartieri Spagnoli). Il verbale di interrogatorio viene sottoscritto a ottobre del 2016. «Ho conosciuto e avuto rapporti con Montescuro, detto ’o Munuzzo, il quae ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel contesto camorristico napoletano; (l’ottantacinquenne) era storicamente legato ai Sarno di Ponticelli, e io l’ho incontrato diverse volte e con lui mi trovavo quando ci fu la stesa di Montesanto dove perse la via il rumeno (si riferisce all’omicidio di Petru Birladeanu, vittima innocente della camorra) che è ascrivibile ai Sarno. ’O mnuzzo è un personaggio chiave anche per gli interessi che lo stesso ha nel porto e per i rapporti che lo stesso ha sempre avuto con gli imprenditori che operano nel porto, rapporti di cui ’o munuzzo era gelosissimo, nel senso che nessun clan entra nel porto di Napoli senza il “viatico” di Montescuro», dichiara il pentito.

Il metodo / Camorra di Sant’Erasmo,
il pizzo pagato all’estorsore tramite bonifico

Le dichiarazioni collimano in maniera evidente, sottolineano gli inquirenti, con quelle rese dieci anni prima, da un altro collaboratore di giustizia, Michelangelo Mazza, nipote dell’ex boss della Sanità, Giuseppe Misso (Missi all’anagrafe). Mazza, è riportato nell’ordinanza relativa all’inchiesta «Piccola Svizzera», e a firma del gip Alessandra Ferrigno,  «riferiva come a Carmine Montescuro, detto zì Menuzzo, fosse riconosciuto dalle organizzazioni criminali un ruolo super partes, in virtù del quale egli riusciva a mantenere i rapporti con tutti; lo indicava, inoltre, come gestore delle estorsioni nei confronti delle ditte di sdoganamento operanti all’interno del porto di Napoli, per conto del clan Mallardo, ma che, per decisione di suo zio Giuseppe Misso, avrebbe dovuto consegnare i proventi delle illecite attività al nuovo cartello criminale Misso-Mazzarella-Sarno». «Per quanto riguarda le tangenti del porto raccolte da zì Menuzzo, esse vengono pagate nella fase dello sdoganamento dalle ditte le cui merci lì transitano».

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