mercoledì, Dicembre 8, 2021
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Terminal container, il nuovo snodo ferroviario mette a rischio il progetto

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di Giancarlo Tommasone

Parlando della logistica di riferimento del nuovo terminal container della Darsena di Levante, al netto di quanto pubblicato ieri da Stylo24, riguardante il rischio di perdere i finanziamenti perché la gara non è stata ancora bandita, bisogna evidenziare un ulteriore particolare che rende la vicenda ancor più complessa.

Vale a dire lo stravolgimento dello snodo ferroviario rispetto al piano originario, vidimato e finanziato dall’Ue
con 30 milioni di euro

Per realizzare il nuovo snodo ferroviario, così come immaginato dall’Autorità portuale, infatti, come è sottolineato all’interno del testo di una interrogazione parlamentare all’attenzione del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture del 26 luglio scorso (primo firmatario senatore Vincenzo Presutto), «sarebbe necessario demolire l’ex fabbrica Corradini che è vincolata dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e ricade, oltre che in area Sin (sito di interesse nazionale), anche in area comunale, laddove – si legge nell’interrogazione parlamentare – gli abitanti di tale area riponevano grandi speranze nel miglioramento delle condizioni di salute e di vivibilità del proprio quartiere». Ma a questo punto c’è da rilevare che il soprintendente, architetto Luciano Garella, con sua specifica nota (prot. n. 6991) del 31 maggio 2018, in ordine a questa assai presunta demolizione dell’ex fabbrica Corradini, ha affermato che «nessuna indicazione in questo senso è stata espressa dalla Scrivente Soprintendenza». Quindi, come si può – alla luce di questa bocciatura – immaginare di collegare lo snodo ferroviario del terminal container verso est come sostiene l’Autorità portuale?

Garella, nell’ambito della suddetta nota, chiede anzi addirittura chiarimenti riguardo al masterplan al presidente dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito e al segretario generale dell’Authority, Francesco Messineo.

Va da sé che nessuna demolizione
equivale a nessuno snodo ferroviario.
E nessuno snodo ferroviario equivale
alla bocciatura integrale
del progetto del terminal container

«Per il tracciato ferroviario, il vertice dell’Autorità (portuale di Napoli, ndr) ha dichiarato di voler abbandonare l’esistente snodo portuale che si collega con Traccia con l’interferenza della viabilità urbana di via G. Ferraris (prevede un passaggio custodito) per realizzarlo, invece, nell’area ex Corradini nella stazione di San Giovanni (così come si evince nel master plan a pag. 16) per riallacciarsi a una stazione della metropolitana che presenta una frequenza dei treni ogni 10 minuti consentendo, quindi, l’utilizzo dei binari per una sola ora al giorno (esattamente dalle ore 23 alle ore 24) come risulta da uno studio di funzionamento operativo teorico del fascio binario», c’è ancora scritto nella interrogazione. Il che è in palese contrasto col progetto originario oltre ad essere poco efficiente dal punto di vista operativo.

Dopo aver aggiudicato la gara per un progetto che li prevedeva, sono stati infatti letteralmente stralciati i lavori per il tracciato ferroviario le cui risorse figurano nelle somme a disposizione. Tutto ciò in virtù del fatto che l’intenzione sarebbe quella di cambiare il tracciato verso est. Così facendo però, l’Unione europea quasi sicuramente ritirerà i fondi messi a disposizione (circa 30 milioni di euro a valere sulla programmazione 2014-2020).

C’è pure da sottolineare che la valutazione di impatto ambientale era stata rilasciata per il progetto della colmata della nuova Darsena di Levante comprensiva dei collegamenti stradali e ferroviari, il primo progetto – in pratica – quello però abbandonato dopo che la Nuova meccanica navale ha deciso di non spostare più i suoi uffici presso il molo Carmine lasciando liberi i 12mila metri quadrati necessari per l’«esproprio» per pubblica utilità.

Nella valutazione,
il Ministero ha prescritto:
le merci dovranno viaggiare
su ferrovia per almeno il 50%

Per quanto riguarda il tratto autostradale, come scritto ieri, andava ad impattare sulla superficie occupata dalla Nuova Meccanica Navale. Si è quindi deciso, nonostante la carreggiata potesse essere ampliata sullo stesso tracciato, di immetterla in area comunale. Occorre inoltre evidenziare che il ministero dell’Ambiente ed il ministero delle Infrastrutture hanno imposto nell’ambito del Terminal di Levante, quale vincolo di accettabilità per la valutazione di impatto ambientale, il trasporto delle merci utilizzate dal porto su rete ferroviaria italiana, almeno nella misura del 50% del volume di traffico atteso, quindi la valutazione risulta essere stata ottenuta per l’intero progetto della Darsena, comprensivo dei collegamenti ferroviari e stradali, e non solo per una sua parte. Ma a questo punto, siccome il tracciato ferroviario relativo alla Darsena (fondamentale per la valutazione di impatto ambientale) risulterebbe stralciato, c’è da desumere che l’Ue, che lo ha finanziato, appena si accorgerà che non se ne farà più niente, chiederà la restituzione dei fondi.

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