Il senatore Vincenzo Presutto e il presidente dell'Adsp Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito

di Giancarlo Tommasone

La gestione del porto di Napoli focalizza da anni l’attenzione del Movimento 5 Stelle, che attraverso più di una decina di interrogazioni parlamentari ha acceso i riflettori sullo scalo partenopeo e sui vertici dell’Adsp di Piazzale Pisacane.

La querelle / L’affondo del M5S: «Il porto
di Napoli è gestito proprio male»

Stylo24 ha raccolto le considerazione del senatore Vincenzo Presutto, primo firmatario di dette interpellanze e tra i più attivi sul versante della richiesta di controlli. Tutto ciò alla luce del Conte bis e del cambio di guida al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Senatore, come muta la vostra posizione nei confronti del porto di Napoli e del presidente Pietro Spirito, ora che il dicastero di Piazzale di Porta Pia è affidato a un ministro del Pd?
«I riflettori saranno sempre accesi. Proprio domani sera il gruppo del M5S al Senato incontrerà il ministro Paola De Micheli, che ci ha invitati, indicendo una riunione per fare il punto della situazione anche sullo stato dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale».

Che cosa direte al ministro?
«Lo aggiorneremo sul lavoro fin qui svolto, che è davvero tanto, e ribadiremo che continueremo ad operare affinché si riesca a rilanciare un polo fondamentale dell’economia campana e dell’intera Penisola. Chiederemo come si intenda proseguire sui controlli, visto che c’è stata una ispezione (gli ispettori sono stati inviati da Danilo Toninelli lo scorso marzo, ndr), e si attendono i riscontri. Ribadiremo i contenuti delle interrogazioni fin qui prodotte; interrogazioni abbastanza dure, in alcuni casi, attraverso le quali abbiamo evidenziato aspetti di natura giudiziaria che hanno interessato esponenti di rilievo dell’Autorità portuale».

Alla luce del Conte bis, come vede il futuro del presidente Pietro Spirito, che, non è un mistero, è espressione del Pd?
«Certo, è normale che qualche dubbio sorga con il cambio al vertice al ministero. Ma personalmente credo che Pietro Spirito, continuerà a fare il presidente nelle modalità che ha tenuto finora. Poi queste sono valutazioni che deve fare chi oggi guida il dicastero. Per quanto riguarda il Parlamento, e in particolare l’azione del M5S, sotto l’aspetto dell’attenzione, non può cambiare alcunché, perché sarà cambiato il ministro delle Infrastrutture, però le norme e l’esigenza di avere un porto che funziona, rimangono delle prerogative imprescindibili alle quali noi ci atterremo in maniera drastica».

Non solo Spirito e lo scalo partenopeo sotto la lente del M5S, anche quello di Salerno e il segretario Francesco Messineo.
«Sì, abbiamo evidenziato anche criticità relative al porto di Salerno. L’attenzione è massima rispetto all’Adsp del Mar Tirreno Centrale, e di conseguenza anche nei confronti della figura del segretario generale, Messineo. Ci sono molti temi che meritano, non l’approfondimento ma delle valutazioni del caso. Se tutto quello che abbiamo evidenziato troverà un riscontro, ci troveremo davanti a problemi molto seri. E su questo versante, devo dire che l’Anac stia dando molta soddisfazione al nostro operato». 

La componente politica è sempre da tenere in forte considerazione quando si parla di enti pubblici, nel caso le Autorità portuali, ma qual è l’obiettivo dell’operato del M5S sull’Adsp guidata da Spirito?
«L’obiettivo nostro è quello di garantire il funzionamento del porto di Napoli, come volano economico e di sviluppo, e come garanzia di equilibrio sociale del territorio. Avere un porto che funzioni, significa avere un polmone economico vitale, che può offrire delle opportunità e quindi disinnescare dinamiche che pesano anche sulla sicurezza».

Parla di possibilità di occupazione, e di manovalanza sottratta a organizzazioni criminali?
«Mi riferisco proprio a questo. Qualche giorno fa sono stato attore principale di una lettera che è stata consegnata al ministro dell’Interno Lamorgese, proprio sulla tematica della sicurezza. Argomento quest’ultimo che soprattutto nelle zone periferiche si associa alla mancanza di lavoro».

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Concludendo: dal punto di vista della necessità di fare chiarezza sulla gestione del porto di Napoli, la vostra azione non cambia?
«Voglio sottolineare un concetto: la nostra non è una battaglia personale nei confronti di Pietro Spirito, ma verte su come è stato gestito il porto di Napoli dal 2001 in poi. Lo scalo partenopeo, negli ultimi 18 anni, è stato gestito malissimo. Io l’ho definito il “porto del malaffare”, quindi a un certo punto noi abbiamo acceso i fari, che resteranno sempre accesi. Noi vogliamo uno scalo partenopeo funzionante; lo ribadisco, il problema non è l’attuale presidente. Se l’attuale presidente commette degli errori, noi li andiamo a stigmatizzare, ma se avesse avuto un altro nome, avremmo stigmatizzato, allo stesso modo, il comportamento di quell’altra ipotetica persona».