Raffaele Cantone e Pietro Spirito

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di Giancarlo Tommasone

Venerdì scorso è arrivata presso gli uffici di Piazzale Pisacane, sede dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale, la nota dell’Anac con le risultanze dell’istruttoria sulla Darsena di Levante.

Un documento
riservato,
relativo
a una indagine
in corso e
dai contenuti
«estremamente delicati»

La nota è stata recapitata, tra gli altri, al presidente dell’Authority di Napoli, Pietro Spirito, al segretario Francesco Messineo, e al responsabile unico del procedimento dei lavori, Pasquale Cascone. Naturalmente una copia dell’atto è stata inviata, per conoscenza, anche al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. Che non dimentichiamo, ha affidato a un pool di tre ispettori controlli da svolgere, sempre presso lo scalo partenopeo. Parlavamo di contenuti «estremamente delicati», riportati nella nota dell’Anticorruzione; nota, per rispondere alla quale, l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, ha venti giorni di tempo.

Per rispondere
alla nota inviata
dall’Anac,
l’Adsp
del Mar Tirreno Centrale
ha 20 giorni
di tempo

Ma che aspetti si affrontano nella documentazione? Secondo quanto appreso da Stylo24, l’ente presieduto da Raffaele Cantone, avrebbe riscontrato in toto, le presunte «anomalie» sui lavori alla Darsena di Levante, evidenziate da 40 senatori del M5S, attraverso una delle 11 interrogazioni parlamentari che sono alla base dell’azione di indagine, ribattezzata «Fari accesi sul porto».

Secondo quanto risulta a Stylo,
l’Anac avrebbe riscontrato in toto,
le presunte «anomalie» sui lavori
alla Darsena di Levante evidenziate
da una interrogazione parlamentare

L’interpellanza è stata presentata a novembre scorso all’attenzione dei ministri Toninelli e Costa (quest’ultimo titolare dell’Ambiente). «Con delibera n. 626/2008, l’Autorità portuale di Napoli (ora Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale) approvava il progetto esecutivo della darsena di levante dell’importo complessivo di 154 milioni di euro di cui 123.047.877,60 per lavori a base di appalto (120.549.780,42 euro per lavori soggetti a ribasso d’asta, e 2.498.097,18 per oneri della sicurezza non soggetti a ribasso) oltre alle somme a disposizione; a seguito dell’aggiudicazione definitiva all’associazione temporanea di imprese Trevi SpA, è stato stipulato il contratto d’appalto n. 6604 del 12 ottobre 2011, registrato il 18 ottobre 2011 all’Agenzia delle entrate Napoli 3 al n. 452/2 per l’importo di 85.376.070,94 euro al netto del ribasso d’asta del 31,25 per cento sull’importo dei lavori», è scritto nel documento. I senatori sottolineano che «dagli elementi riportati a consuntivo nella relazione finale e nel certificato di collaudo (approvato con delibera n. 74 del 5 marzo 2018) si evince l’andamento anomalo dell’appalto».

Presunte violazioni
al codice degli appalti

«E in particolare, vengono in rilevo i seguenti profili di violazione del codice degli appalti: anomala dilatazione dei tempi contrattuali e disapplicazione delle penali; mancata dichiarazione della fattispecie normativa nella delibera n. 183/2015, cioè della variante; reiterata procedura di accordo bonario ex art. 240 del decreto legislativo n. 163 del 2006 ed evidente incompatibilità di alcuni membri della commissione ex art. 240; atto aggiuntivo n. 6902/2012: violazione della par condicio dei partecipanti alla gara». L’attenzione dei senatori pentastellati si focalizza su Trevi Spa, che «si è aggiudicata l’appalto offrendo una consistente riduzione dei tempi previsti in progetto: 480 giorni rispetto a 1.020. Nel corso dell’esecuzione dei lavori si sono accumulati ritardi che hanno comportato l’ultimazione dei lavori dopo ben 1.700 giorni. Tuttavia, la stazione appaltante non ha applicato le penali previste dal contratto ma ha, addirittura, concesso diverse proroghe non rispondenti al reale andamento degli eventi documentati in atti».

Fari puntati
anche sul rischio
di inquinamento
ambientale
nella zona Est

C’è da considerare che «ad ogni giorno di ritardo corrisponde una penale contrattualmente prevista di circa 54.851,65 euro pari allo 0,5 per mille dell’importo contrattuale divenuto di 109.703.307,34 euro. Le penali complessive non possono superare il 10 per cento dell’importo contrattuale pari a circa 10.900.000 euro che equivale ad un ritardo di massimo 200 giorni».

Anziché avviare la risoluzione del contratto per grave inadempimento, è scritto ancora nell’interrogazione, «l’Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale ha rinunciato a tale credito con un grave danno erariale».

Nell’interpellanza si rileva pure che sarebbero emerse discrepanze rispetto ai materiali da utilizzare per il riempimento dell’intercapedine della cassa di colmata. «Il progetto definitivo aveva ottenuto tutte le autorizzazioni prescritte dalla normativa. Il progetto esecutivo, validato e posto a base di gara, ha presentato, invece, gravi difformità rispetto a quello definitivo in merito al materiale da utilizzare per il riempimento dell’intercapedine della cassa di colmata. Nel progetto definitivo era previsto l’utilizzo del materiale di cava. In quello esecutivo, invece, veniva previsto il riutilizzo del materiale proveniente dalla demolizione del molo e, quindi, a costo zero».

«Anomala e controversa
gestione dell’appalto»

Nel documento si sottolinea, inoltre, che «l’anomala e controversa gestione dell’appalto, ha comportato un maggior costo dell’opera di ben 24 milioni di euro, una rinuncia del credito per mancata applicazione di penali di circa 11 milioni, e un risultato finale che non risponde alle aspettative iniziali, in quanto è stata realizzata una cassa di colmata non rispettosa dei limiti di permeabilità del tufo imposti dalla normativa e, quindi, parzialmente inidonea all’accoglimento dei materiali del dragaggio e suscettibile di recare pregiudizio alla salubrità dell’ambiente».

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