Il porto di Napoli

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di
Giancarlo Tommasone

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Il porto di Napoli continua a restare sotto i riflettori del Movimento 5 Stelle, che, in poco meno di un anno dalla costituzione dell’attuale Governo, ha prodotto già sei interrogazioni parlamentari.

Sono undici,
in totale,
le interpellanze
che hanno
ad oggetto
l’Autorità di sistema
portuale
del Mar Tirreno Centrale

Naturalmente prendiamo in esame anche quelle effettuate durante la passata legislatura. E che fanno da supporto all’inchiesta affidata agli ispettori inviati presso lo scalo partenopeo dal ministro Danilo Toninelli e alle indagini dell’Anac, che dichiara a Stylo24 il senatore pentastellato, Vincenzo Presutto, «ha già inviato una precisa nota, molto forte all’Adsp del Mar Tirreno Centrale; l’istruttoria dell’Anticorruzione è già stata avviata. L’Anac ha ritenuto molto attendibili i contenuti dell’interrogazione sulla Darsena di Levante (il bando rappresenta la madre di tutte le questioni) e ha chiesto conto al porto di una serie di criticità, sulle quali il porto dovrà rispondere».

Il senatore del M5S, Vincenzo Presutto

Nel frattempo, questa mattina presso la Sala Nugnes di Via Verdi, si è svolto un incontro a cui hanno partecipato l’eurodeputato Piernicola Pedicini, lo stesso Vincenzo Presutto e il collega senatore Franco Ortolani, e il consigliere comunale Matteo Brambilla.

Al centro
del dibattito
la situazione
ambientale
di Napoli Est

Nei giorni scorsi 50 senatori pentastellati (primo firmatario Presutto) hanno prodotto un’altra interrogazione rivolta al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa e al titolare della Salute, Giulia Grillo. L’interpellanza mette l’accento sul fatto che «la quasi totalità della zona orientale di Napoli presenta una qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua che mette a repentaglio la salute stessa dei cittadini, che ormai da più di un trentennio si trovano a subire gli effetti devastanti di un ambiente insalubre e pericoloso».

L’ultima interrogazione
presentata da 50 senatori del M5S
all’attenzione dei ministri
Sergio Costa e Giulia Grillo

Nel documento si traccia pure un quadro relativo all’incidenza «dei tumori, anche giovanili, (che) nell’area di Napoli Est è ben oltre la media nazionale, come confermano le numerosissime testimonianze dirette e quelle riportate su diversi organi di stampa e anche, da ultimo, dal rapporto Bes stilato dall’Istat nel 2018, secondo cui la provincia di Napoli è fra le province italiane a più alto tasso di incidenza di tumori del Paese». Tornando all’incontro di questa mattina, il senatore Vincenzo Presutto si è occupato di relazionare proprio sull’impatto del porto sull’ambiente e la salute dei cittadini di Napoli Est. Stylo24 lo ha ascoltato in merito ai temi legati a doppio filo allo scalo marittimo napoletano.

La questione
del Piano regolatore
del 2012

«La situazione è gravissima, va denunciata e tenuta costantemente sotto i riflettori. Il territorio di Napoli Est è stato abbandonato a se stesso, anche per quanto riguarda le bonifiche che non sono mai state attuate. Il porto rappresenta l’elemento attraverso il quale persistono i famosi depositi costieri, nella zona orientale partenopea; gli approdi, non più giustificati, delle navi petroliere», spiega Presutto. Il senatore ha parlato anche del Piano regolatore del 2012, «che prevedeva proprio questo allontanamento (di depositi costieri e approdi); Piano regolatore che non è stato attuato, ha visto l’intervento del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, che ha richiesto due riserve, alle quali l’Adsp del Mar Tirreno Centrale non ha mai risposto e alle quali, come è palese, non ha alcuna intenzione di rispondere».

E relativamente a quest’ultima circostanza, Presutto continua: «Così facendo l’Authority si assume una responsabilità grave, perché la salvaguardia della vita delle persone che abitano quel territorio è una priorità per tutti. Ho definito in maniera molto forte la valutazione di Pietro Spirito (presidente dell’Adsp Mar Tirreno Centrale) quando, entrato nel ruolo, fece redigere un piano operativo triennale ed usò l’aggettivo “ozioso”, riferendosi al tema della delocalizzazione dei petroli allo scalo. Ho fatto questo accostamento: definire ozioso il tema della delocalizzazione significa avere una disattenzione gravissima, immorale, perché non si ha il minimo rispetto della vita delle persone. E non si è degni di ricoprire un ruolo così importante come quello di presidente di una Autorità di sistema portuale. Perché viene prima la vita delle persone e poi si deve badare allo sviluppo commerciale dello scalo».

Presutto: la questione
del molo Beverello
utilizzata per distrarre
l’opinione pubblica

Ma qual è, secondo il senatore, il vero problema del porto di Napoli? «Io ritengo che la questione del molo Beverello, in questo momento, venga utilizzata per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dal vero problema del porto, vale a dire la coabitazione molto conflittuale, che esiste tra petrolieri ed armatori».

Il ministro Danilo Toninelli e Pietro Spirito, presidente dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale

I fari sono accesi sul porto, Toninelli, continua Presutto, ha capito cosa significhi lo scalo per il territorio e ha capito che è «gestito malissimo». «Per questo motivo, il ministro ha inviato gli ispettori a Napoli. Anche l’Anac è intervenuta con opera di controllo sui lavori. Continueremo a tenere accesi i fari sullo scalo partenopeo, fino a quando non si arriverà alla resa dei conti», conclude il senatore del M5S.

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