Il porto di Napoli

di Giancarlo Tommasone

Non sarà certo sul livello delle altre tranche (di presunte tangenti) distribuite dagli imprenditori e incassate dai funzionari, per aggiudicarsi i lavori al porto di Napoli, ma pure una dazione di 500 euro conta. E’ quanto registrato dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta che lo scorso lunedì è sfociata nella esecuzione di sei arresti e di una misura di interdizione dai pubblici uffici per un anno.

La conversazione
intercettata avviene
in Piazzale Pisacane,
nei pressi della sede
dell’Adsp
del Mar Tirreno Centrale

In totale, gli indagati (funzionari, ex funzionari dell’Autorità portuale e imprenditori) ammontano a una ventina. A finire intercettato, nell’ambito dell’operazione di intelligence (il 15 settembre del 2016), all’esterno dell’auto in uso a Pasquale Ferrara (considerato dagli inquirenti il fulcro dell’attività illecita e arrestato nel corso dell’operazione di lunedì), è pure Rosario Gotti, addetto dell’Area tecnica dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale. Gotti, è scritto nell’ordinanza, «avrebbe ricevuto da Pasquale Ferrara la somma di 500 euro, per compiere o aver compiuto, atti contrari ai suoi doveri di ufficio, consistiti nell’omettere i dovuti controlli sulla corretta esecuzione dei lavori appaltati alle imprese di Ferrara medesimo».

Dalle conversazioni
captate emerge
che Ferrara avrebbe
versato a Gotti,
la somma di 500 euro

Ferrara e suo figlio sono in auto, Gotti, invece, è all’esterno della vettura. Significativo il fatto che l’auto sosti (come si evince dall’ordinanza) a Piazzale Pisacane, vale a dire, praticamente davanti alla sede dell’Authority di Napoli. Dopo i saluti tra i tre, si entra nel vivo della discussione. «Rosà, scusami, adesso facciamo una cosa… faccio io 500 euro e te li do, però se incontri Mariano, (Ferrara, fratello di Pasquale), tu non hai avuto niente per questa ‘tassa di circolazione’», afferma Pasquale Ferrara.

Facendo intendere che è meglio non farne parola con nessuno e in special modo, nel caso, con Mariano Ferrara. «Non è un problema, Pasquale», dice Gotti, che poi aggiunge: «Se tieni problemi per i soldi, non ce ne sono». Al che Ferrara ribatte: «Ma non è il problema dei soldi». Dopo l’incontro, viene intercettata un’altra conversazione tra Pasquale Ferrara e il figlio, conversazione dai cui contenuti, annotano gli inquirenti nell’ordinanza, si evince chiaramente come sia avvenuta la dazione di denaro a Gotti. «Io, a Rosario, gli ho dato 500 euro», dice Ferrara al figlio.

L’altra presunta richiesta di denaro
Nel linguaggio criptico, i soldi da ricevere
diventano i saluti

Ma c’è un’altra conversazione intercettata, sempre all’interno dell’auto dell’imprenditore. Avviene il 9 novembre del 2016. A parlare con Ferrara, è il suo braccio destro, Marco Iannone: «Ha detto il geometra tuo (Gotti), ti manda i saluti, e ha detto pure: però lui (Ferrara), gli altri saluti non me li manda». Al che Pasquale Ferrara, dice: «I soldi non li tengo». Secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, le parole riportate da Iannone («gli altri saluti non me li manda») e che avrebbe detto Gotti, rappresenterebbero una ulteriore richiesta di denaro da parte dell’addetto all’Area tecnica.