Il porto di Napoli

di Giancarlo Tommasone

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Inchiesta sulla corruzione al porto di Napoli. La gara, una delle tante finite sotto la lente degli inquirenti, è quella, bandita il 2 novembre del 2016 e successivamente aggiudicata alla Navalteam srl di Giovanni Esposito (detto il castellone), per l’importo di 368mila euro.

La gara
viene
aggiudicata
alla Navalteam
per l’importo
di 368mila euro

Si tratta delle «opere di manutenzione straordinaria delle recinzioni portuali e dei manufatti in carpenteria metallica», all’interno dello scalo partenopeo. E’ una gara, annotano i magistrati – nel corposo faldone dell’ordinanza eseguita il 27 maggio scorso e che ha portato a sei arresti; gli indagati sono una ventina -, che «è stata illecitamente pilotata per essere “assegnata” alla ditta Navalteam srl».

Le gare
«pilotate»
per assicurarsi
gli appalti

Dall’esame del verbale di apertura delle buste, viene «rinvenuta la prova della piena realizzazione dell’attività criminosa progettata da Pasquale Ferrara», scrive il gip Federica De Bellis.

L’iter seguito
dagli indagati
per centrare
l’obiettivo

E infatti, le ditte che risultano aver presentato l’offerta sono state la «Navalteam srl di Giovanni Esposito (che si aggiudicherà l’appalto) e la Icomet e Carannante srl, indicate sia da Ferrara che da Esposito, già il dieci ottobre del 2016». Ma c’è di più: il quattro maggio del 2018, presso le società Navalteam, e Navalferr di Angelo Esposito (entrambe gestite da Giovanni Esposito), viene effettuata una perquisizione.

Le perquisizioni,
il sequestro
di documenti

Nel corso dell’accesso da parte delle forze dell’ordine, vengono rinvenuti e sequestrati dei documenti, che per gli inquirenti provano ulteriormente che, la lista delle imprese da invitare alla gara, è «stata effettivamente predisposta da Ferrara e da Esposito (il castellone)».

«Lista 2016»

In particolare, gli investigatori trovano l’elenco delle ditte esattamente speculare e con pari cronologia di quello firmato dal rup Gianluca Esposito. Inoltre si imbattono in una tabella scritta a mano e contrassegnata dalla dicitura «Lista 2016».

In essa, annotano gli inquirenti, «si rilevano i nominativi delle società, le relative sedi, le categorie di lavoro, i nominativi dei referenti, nonché la data di aggiornamento». Si tratta, evidentemente, «delle società “amiche” da far partecipare alle gare per pilotare gli appalti», è scritto nero su bianco nell’ordinanza. Le indagini effettuate anche hanno consentito di chiarire il significato «dell’ultima colonna di questa tabella denominata “data aggiornamento”», perché accertano gli investigatori, «Esposito (il castellone) curava anche la “contabilità” delle iscrizioni delle ditte “amiche” nell’albo dell’Autorità Portuale».

Il ritrovamento
dell’elenco
delle
«ditte amiche»

Restando sulla perquisizione, viene rinvenuta e sequestrata un’altra tabella, che reca la dicitura, «Vecchio 2015».E viene trovato e requisito il deposito della busta (sempre con timbro di protocollo in originale dell’Autorità Portuale) della società Icomet per la partecipazione alla gara in oggetto. Quindi, «che Giovanni Esposito fosse il reale “dominus” di queste società “amiche” – è sottolineato nell’ordinanza – si ricava dal fatto che era lui stesso a provvedere alle iscrizioni presso l’albo e all’aggiornamento presso lo stesso».

Il ruolo
di «dominus»
dell’imprenditore
Giovanni Esposito

Infine, gli inquirenti, rilevano pure, che la Icomet (indicata da Ferrara e dal castellone già il 10 ottobre del 2016) «viene invitata alla gara, sebbene non iscritta nell’elenco 2016 delle ditte che hanno presentato richiesta nell’anno in corso 2016, in violazione del criterio di scelta stabilito dallo stesso rup Gianluca Esposito». Quest’ultimo, funzionario dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale, è finito ai domiciliari; stessa misura è stata emessa ed eseguita nei confronti di Pasquale Ferrara, Giovanni Esposito ed altri tre imprenditori.