porto napoli
Il porto di Napoli

di Giancarlo Tommasone

Tangenti al porto in cambio di appalti, tra le persone finite ai domiciliari (sei in totale, gli indagati sono una ventina) c’è anche un funzionario dell’Adsp, Gianluca Esposito (44 anni), nei cui confronti, il gip Federica De Bellis ha anche emesso un decreto di sequestro di 60mila euro. A tanto, infatti ammonterebbe il volume delle dazioni elargite dagli imprenditori e «incassate» dal funzionario dell’Ufficio Manutenzioni area tecnica dell’Authority di Napoli (nominato rup in molte gare di appalto bandite dall’Autorità portuale). In ordine al «comportamento corruttivo adottato nel tempo – è scritto nell’ordinanza – (nel corso di una conversazione intercettata avvenuta con la compagna nella sede di Piazzale Pisacane) e ai rischi derivanti dalla sua condotta contraria alla legge, rende sostanzialmente una dichiarazione confessoria».

Il timore di Esposito,
annotano gli inquirenti,
ha a che fare con le indagini
nei suoi confronti,
indagini delle quali sarebbe
venuto a conoscenza

E’ il 4 maggio del 2017, lo stesso giorno in cui, l’indagato chiave dell’inchiesta (quello che decide di collaborare con l’autorità giudiziaria), Giancarlo D’Anna, si sottopone all’interrogatorio dell’autorità giudiziaria, squarciando un velo su quanto di illecito avviene al porto. La compagna, sentendo Esposito evidentemente preoccupato, si sente rispondere: «Eh, che ti devo dire amore mio, sono preoccupato, uno fa mille pensieri, non sono cose belle… sono cose brutte, poi questo è un pazzo, e visto che è un pazzo, Woodcock (il pm che ha principiato l’inchiesta) è un carro armato».

La conversazione
intercettata tra Esposito
e la compagna

La compagna chiede a Esposito: «Hai favorito qualche impresa?». «Ho favorito, ho tenuto un po’ un occhio di riguardo per amici ed amichetti… cioè per uno, due, tre, quattro gare consecutive, li mettevo sempre dentro», spiega. E chiarisce pure, sottolineano gli inquirenti, che moltissime illegalità erano state commesse tra il 2006 al 2013: «Se fanno le indagini più estese, tra il 2006 e il 2013, troverebbero l’impossibile».

Il timore più grande è rappresentato dal fatto che gli inquirenti potrebbero arrivare al flusso di denaro e collegarlo alle tangenti. «Mi ha detto pure Enzo, l’avvocato, ha detto: “Se questi fanno l’indagine e va a cadere tutto… eventualmente, tu dovresti dire che se c’è qualcosa di poco trasparente, qualche versamento contante che hai fatto, qualcosa… (devi dire) che te li hanno dati i tuoi… perché hanno fatto tipo, qualche donazione”». «Facciamo ufficio manutenzione tutti e tre (per gli inquirenti Esposito si riferisce chiaramente a colleghi dell’Adsp)… facciamo le procedure sotto soglia, hai capito? Prima era sotto i 500mila euro, ora l’hanno portato a un milione… e meno male che non hanno trovato, che ne so, qualche contante in più a casa».

La perquisizione
delle forze dell’ordine
I soldi trovati nel portafogli
di Gianluca Esposito

Esposito si riferisce a una perquisizione effettuata dalle forze dell’ordine. Si capisce chiaramente, nel prosieguo della sua conversazione. «Hanno aperto pure la cassaforte e non hanno trovato niente – spiega Esposito alla compagna –, meno male». «In tasca – racconta il funzionario – hanno trovato 1.800 euro che tenevo nel portafogli, e seicento nel cassetto. Però ha detto Enzo (l’avvocato, ndr) che è poca roba, sono spese personali, cioè piccole spese quotidiane, diciamo».