Il porto di Napoli

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di Francesco Vitale

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E’ delle scorse ore la notizia relativa al caso delle sovvenzioni per 44 milioni di euro concesse all’Autorità portuale di Napoli per ripristinare i bacini di carenaggio affittati a Cantieri del Mediterraneo. Sovvenzioni che secondo la Commissione europea violerebbero le norme Ue in materia di aiuti di Stato.

La società
Cantieri del Mediterraneo
ha respinto la circostanza,
attraverso una nota a firma
del presidente,
ingegner Luigi Salvatori

«La Cantieri del Mediterraneo non è stata beneficiaria nemmeno di 50 centesimi, dei 44 milioni di cui si parla. E – sottolinea il presidente nella nota – non avrebbe potuto esserlo, visto che si tratta di finanziamenti la cui gestione esclusiva è dell’Autorità portuale, proprietaria dei suoli demaniali che la Camed gestisce solo per le attività imprenditoriali oggetto della concessione di cui è titolare. La totale estraneità dalla vicenda della società che presiedo è, tra l’altro, dimostrata dal fatto che nessun atto ufficiale è mai stato notificato alla Cantieri del Mediterraneo da parte della Commissione europea, atto doveroso nel caso in cui fossimo stati invece parte della vicenda».

Oltre al caso  appena descritto,
ampiamente trattato dalla nostra testata,
c’è, però, un’altra procedura dell’Antitrust europea che tende
a fare luce su concessioni che si riferiscono al porto di Napoli

L’istruttoria è tuttora in corso, se la Ue ritenesse illegittimi gli interventi, la mancata riscossione e i relativi finanziamenti (che andremo a descrivere), il porto di Napoli si troverebbe a un passo dalla bancarotta perché costretto a restituire oltre 100 milioni di euro. L’inchiesta è relativa all’estate di due anni fa, avviata sempre dall’Antitrust europeo.

La Commisisone Ue ha ‘indagato’ su presunti aiuti di Stato che l’Autorità portuale partenopea avrebbe concesso a favore di sette società facenti capo al gruppo armatoriale guidato da Gianluigi Aponte, che, con la «Msc», rappresenta il secondo player mondiale del trasporto marittimo di merci in container ed uno dei primi dieci nel settore delle crociere.

Il dossier fu aperto in seguito a una denuncia

Secondo la segnalazione, 18 milioni di euro sarebbero stati direttamente riferiti alla «rinuncia alla riscossione degli importi dovuti a titolo di concessione» da parte dell’Autorità portuale a carico di «Conateco», «Soteco», «Terminal Napoli», «Terminal Flavio Gioia», «Snav», «Navigazione libera del Golfo» e  «La Nuova Meccanica Navale». All’epoca, si accesero i riflettori anche su altri presunti illegittimi aiuti alle aziende: quelli derivanti dagli investimenti dell’Autorità portuale partenopea per alcune opere eseguite proprio nelle aree date in concessione alle società segnalate nella denuncia.

Tra essi i prolungamenti dei moli Bausan e Flavio Gioia, la costruzione di due gru da banchina sempre al molo Bausan, la copertura dell’Alveo Pollena. Sulla base dell’esposto arrivato a Bruxelles, le società partecipate dal gruppo Aponte furono additate alla Commissione europea per aver acquisito la concessione «senza procedura di evidenza pubblica».

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