Il porto di Napoli, nel riquadro Carmine Montescuro

Gli atti allegati all’inchiesta «Piccola Svizzera»

Inchiesta «Piccola Svizzera», per il pentito Giuseppe Sarno (una volta ai vertici del sodalizio criminale di Ponticelli), Carmine Montescuro (85 anni), meglio conosciuto come zì Menuzzo e considerato il «grande vecchio» della camorra, era un «finto paciere». «Allora – racconta l’ex boss al pm nel corso delle sedute dell’otto febbraio e del 29 dicembre 2011 -, lui (Montescuro) ha la nomea di persona che “appara” per non far succedere casini. Lui è un affiliato al clan Contini, di sicuro, al 100%… e commette estorsioni nel porto di Napoli, fa dei recuperi tipo estorsione, lui è un finto paciere, lui si fa passare per paciere però è un finto paciere e ha sempre fatto parte del clan Contini». Giuseppe Sarno rendiconta anche di un summit che era stato organizzato a casa di Patrizio Bosti (all’epoca detenuto ai domiciliari).

Le dichiarazioni / Porto turistico, il pentito:
Montescuro chiuse un’estorsione da 100mila euro

«Una volta sono andato con Carmine Montescuro, ’o Minuzzo, siamo andati al Rione Amicizia a parlare con Patrizio Bosti, che lui era agli arresti domiciliari. Lui stava nel giardino e noi stavamo fuori (dall’altra parte del giardino); io a quel punto gli ho detto: “Se tu vieni a casa mia, io non ti faccio parlare dal giardino, tu dentro e io fuori”. Poi me ne sono andato». A Montescuro, invece, riconosce ruolo di paciere in piena regola, un altro pentito, Ciro Sarno, fratello di Giuseppe. Agli esordi della sua collaborazione, vale a dire il 14 settembre del 2009, fa mettere a verbale: «Conosco Carmine Montescuro, ’o Menuzzo da molto tempo, lui controllava la zona dove abita, Sant’Erasmo, e aveva lì il suo gruppo autonomo. Lui aveva questa funzione di paciere e (l’ha messa in atto) anche tra me e Andreotti ,tra i Mazzarella e i Rinaldi-Reale, cioè lui stava sempre in mezzo per cercare di apparare le questioni (di mediare per evitare scontri tra i clan)».