Il commento della Fit Cisl Campania sul mandato del Presidente dell’Autorità portuale

“Siamo passati dal porto delle nebbie al porto delle sabbie mobili: altro che Mare del Tirreno Centrale. Uno degli obiettivi che doveva porsi questa Autorità, come previsto dalla legge di riforma Delrio, era fare sistema tra i porti di Napoli e Salerno. Invece ogni porto si auto-gestisce a suo piacimento e poca pubblicità si è fatta per rendere appetibile il prodotto ‘Porti della Campania’. La conseguenza? Ogni impresa, in mancanza di una governance forte e autorevole, è andata in giro per il mondo ad intercettare nuove fette di mercato oppure sono stati deviati traffici da un porto all’altro creando una paradossale concorrenza nello stesso ambito regionale”. Così il segretario generale della Fit Cisl Campania, Alfonso Langella. “Le imprese con i propri sforzi provano ad andare avanti, ma quest’Amministrazione ha portato anche alla chiusura di tante aziende con conseguente perdita di posti di lavoro: il presidente Spirito è a capo di tale scempio”, aggiunge Langella. Tra le note dolenti secondo la Fit la mancata utilizzazione dei beni demaniali non utilizzati “da mettere a reddito per le casse dell’Adsp creando nuova occupazione” e che invece “vengono lasciati deteriorare”. Il sindacato ha quindi sollecitato la creazione di una sorta di “collocamento” dei lavoratori che negli anni hanno perso il lavoro nel porto “ma l’epoca di Spirito passerà alla storia come il mandato del dolce rimandare a fronte di responsabilità ben remunerate: tanti proclami e tanti tavoli istituzionali per innumerevoli vertenze ancora oggi aperte e risolte in parte o per nulla. Quest’Amministrazione doveva lasciare il segno dopo anni di commissariamento: l’ha lasciato sì, ma sulla pelle dei lavoratori. Occorre una svolta a 360 gradi nell’interesse dei dipendenti e nell’ottica di un vero sviluppo integrato della struttura, soprattutto alla luce degli effetti economici della pandemia”, l’accusa conclusiva di Langella. 

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