Una situazione preoccupante.

Per fortuna, nei prossimi giorni sono previste piogge sulla Campania e Napoli. E non si tratta solo dei problemi ai raccolti, ma anche di un antidoto naturale al ristagno degli agenti inquinanti prodotti dal traffico delle auto e dai riscaldamenti. Ma nel capoluogo campano a contribuire maggiormente ai veleni che finiscono nei polmoni dei cittadini, ci pensano anche, di certo non poco, il porto e lo scalo di Capodichino. Nel primo caso, mentre si attende l’elettrificazione delle banchine, con la quale navi e traghetti attraccati potrebbero spegnere i motori, al momento accesi 24 ore su 24.

I dati registrati dalle centraline di monitoraggio dell’Arpac, di certo, non fanno ben sperare. Solo due giorni fa, a Napoli, ben 5 delle 7 apparecchiature hanno oltrepassato la soglia di 50 microgrammi di polveri sottili per metro cubo di aria. Un limite che non andrebbe superato per legge. E si tratta solo della punta dell’iceberg, se i numeri vengono confrontati con quelli da inizio mese. Con via Argine che ottiene il per nulla invidiabile primato (98 microgrammi).

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Secondo il presidente dell’Autorità Portuale, Pietro Spirito, il ritardo nell’elettrificazione delle banchine dipenderebbe da “un protocollo di intesa tra Caremar, Enel” e la stessa Autorità, che “prevede la costruzione con 80mila euro di una cabina elettrica sul molo di Porta di Massa per alimentare i traghetti che restano in porto la notte”. Purtroppo “il progetto è bloccato perché il concessionario del molo, Terminal Traghetti Napoli, non ha permesso il subentro in sub concessione alla Caremar, che è il soggetto che dovrebbe realizzare l’investimento”, con un eco bonus sotto forma di riduzione del canone per l’attracco. E’ stata, infatti, posta “la condizione che fossero loro a vendere l’energia, il che non è possibile in un mercato regolato”. Il progetto “prevede anche l’elettrificazione dei moli di sosta dei traghetti a Capri e Ischia”.

Fuori dal progetto le navi da crociera e quelle sulla rotta Napoli-Sicilia e Napoli-Sardegna. Questo perché, come spiega Spirito “l’impiego di energia elettrica sulle navi non è sostenibile con la tariffa diurna. Servirebbe un incentivo da parte del soggetto che vende l’elettricità”.