Il porto di Torre Annunziata

Le grandi navi non possono accedere alo scalo oplontino a causa di una incredibile disattenzione, l’ennesima nel rapporto tra la portualità campana e i fondi europei.

Può una cartina sbagliata mandare in fumo 33 milioni di euro di fondi europei? Sì, in Campania può succedere anche questo. Soprattutto se invece dei rilievi delle maree del golfo di Napoli, vengono allegati quelli del golfo di Salerno. La vicenda, come riportata dal ‘Mattino’, in un articolo a firma del collega Antonino Pane, riguarda il porto di Torre Annunziata e comincia nel settembre del 2019. Il terzo scalo in Campania per traffico merci, da allora, non riesce a ottenere la necessaria certificazione da inviare alla Capitaneria di Porto dopo i lavori di risistemazione.

E questo perché, per una disattenzione, sarebbero stati allegati i rilievi sull’esecuzione dei lavori (un investimento da 33 milioni di euro) basandosi sulle maree che riguardano il golfo di Salerno e non quelle del golfo di Napoli. Tutto ciò blocca di fatto il rilascio dei nuovi parametri, con l’Istituto idrografico della Marina Militare che non può riportare sulle carte nautiche le nuove misure dei fondali, inibendo l’ingresso delle navi.

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Inutili i solleciti e quindi per l’utilizzo delle banchine resta in vigore l’ordinanza 33/2012 che limita l’ingresso delle navi con pescaggio superiore a 8,35 meri (8,65 in alta marea), nonostante l’esecuzione e il collaudo del dragaggio certificato a -10 metri. E non basta. Il mancato utilizzo del canale di ingresso da paese di navi con pescaggi maggiori rischia di vanificare tutta la spesa perché, evidentemente, i mancati flussi finiranno per insabbiare di nuovo il porto.

Ennesimo episodio delle difficoltà della portualità campana nel rispettare i tempi di spesa imposti dall’Europa.

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