di Giancarlo Tommasone

Il j’accuse dell’Antitrust dell’Unione europea è arrivato all’inizio di aprile scorso. «I porti non hanno mai pagato le tasse per le concessioni. Lo Stato italiano, di contro, ha rinunciato ad una parte di entrate», questa in sintesi la denuncia giunta da Bruxelles. Un «invito» alle Autorità di sistema portuale nazionali a pagare le imposte. Perché, in sostanza, non versandole e anzi ricevendo contributi dallo Stato, gli scali tricolori innescherebbero la più classica delle concorrenze sleali nei confronti degli altri porti europei.

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L’Ue dunque, tenderebbe a considerare gli scali nostrani imprese private e non emanazioni dello Stato, come invece ritengono siano, le autorità italiane.

Sotto la lente dell’Antitrust è finita anche la Spagna. E potrebbe rappresentare un alleato per l’Italia. Come il nostro Paese, pure quello iberico, per quanto riguarda gli scali, ha una struttura centralizzata e pubblica. Si gioca a Bruxelles, e secondo l’europarlamentare del Partito democratico Andrea Cozzolino, vicepresidente della Commissione regionale, «al momento si è ancora in una fase di studio».

Jean-Claude Juncker

«Non c’è una presa di posizione chiara e netta da parte della Commissione. E’ in corso un confronto tra la Ue e le autorità italiane per discutere della questione e fare luce su alcuni punti focali. L’Italia sta producendo una serie di documentazione in vista di incontri che si terranno presumibilmente nel corso delle prossime settimane», dichiara Cozzolino.

Finora il Governo, parliamo naturalmente di quello uscente, ha dato l’impressione di scegliere la linea morbida, anche perché, di lì a poco, la vicenda sarebbe passata inevitabilmente sotto la gestione del nuovo ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

A reggere il dicastero c’è attualmente Danilo Toninelli. L’Italia avrebbe finora imbastito una difesa che poggia su principi prettamente di diritto. In campo sono scese anche le associazioni di categoria, che hanno inviato una missiva a Bruxelles.

Il porto di Napoli

Il cluster marittimo-portuale, attraverso la lettera, ha tenuto a precisare che far apparire le Authority «come imprese impegnate in attività economiche è giuridicamente sbagliato rispetto alla normativa vigente e alle scelte chiaramente contenute e ancor recentemente ribadite nella legislazione nazionale».

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli

Secondo una prima stima, nel caso lo Stato e i porti dovessero perdere la battaglia che si gioca contro l’Unione europea, gli scali nazionali si troverebbero costretti ad aumentare le tasse del 30-40 per cento. Sarebbe la catastrofe, che avrebbe naturalmente, come prima conseguenza, oltre all’esborso di un centinaio di milioni di euro, la fuga massiccia degli investitori.

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