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Il porto di Napoli

di Giancarlo Tommasone

Semplificandola di molto, la vicenda è questa. L’Antitrust dell’Ue tramite una lettera inviata all’Italia, all’inizio del mese, «invita» le Autorità portuali nazionali a pagare le tasse. Perché, in sostanza, dice l’Ue, non versando imposte e anzi ricevendo contributi dallo Stato, innescherebbero un meccanismo di concorrenza sleale nei confronti degli altri porti europei.

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La sede della Commissione europea a Bruxelles

E allora sotto la lente della Commissione potrebbero finire proprio le tranche di «aiuti» riservate agli scali. Anzi ci sono già finite. Perché, scrive l’Antitrust nella lettera del 4 aprile, che, per quanto riguarda i finanziamenti, dipende se siano essi destinati a una infrastruttura «che sia parte delle funzioni essenziali dello Stato»; oppure se vadano ad aiutare un’attività economica, come ad esempio «il terminal di un porto o di un aeroporto che sarà reso disponibile ai suoi utenti solo dietro pagamento».

A questo punto potrebbero passare al vaglio dell’Ue non solo il miliardo di euro necessario per realizzare la nuova diga foranea di Genova, ma, tutti i trasferimenti dello Stato per il miglioramento delle banchine.

«Il rilancio dei nostri porti è messo a dura prova», affermano i vertici di Ancip (Associazione nazionale compagnie imprese portuali), facendo eco ad Assoporti che ha visto nella manovra dell’Ue, senza mezzi termini, la «volontà di mettere in ginocchio il Paese», e di voler affossare i porti italiani. Sulla presunta «concorrenza sleale», la tesi portata avanti dall’Antitrust, era intervenuto alcuni giorni fa, anche Pietro Spirito, presidente dell’Authority di Napoli e Salerno: «La Commissione non può fingere che i porti siano tutti in concorrenza tra loro e siano tutti uguali».

Il presidente dell'Autorità portuale del Mar Tirreno centrale, Pietro Spirito
Il presidente dell’Autorità portuale del Mar Tirreno centrale, Pietro Spirito

Ma nonostante, da più parti arrivi una sola risposta a Bruxelles, quella cioè che le Authority non sono imprese, ma enti dello Stato e quindi non hanno alcuna tassa da pagare, c’è comunque da farlo intendere proprio alla Commissione.

E non sarà così facile. Due i fronti aperti: giuridico e politico. Il primo è quello a cui si è affidato il ministero, ma bisognerà poi scendere anche sul terreno politico, che rappresenta pure quello più insidioso. Perché l’Italia non può andare allo scontro aperto, nemmeno presentandosi con eventuali alleati. Sarebbe una tecnica perdente e produrrebbe l’effetto contrario, anzi l’effetto sperato dall’Ue.

La sede dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale a Napoli

Otre al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si è messa al lavoro anche Assoporti. Il presidente Zeno D’Agostino, a caccia di alleati, ha dichiarato che nell’ambito di Espo sonderà il terreno della Spagna, Paese avvertito dall’Antitrust, proprio come l’Italia.

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