La sede del commissariato di polizia di Ponticelli (foto di repertorio)

I killer sono usciti armati alla ricerca di un affiliato rivale: si aggrava la loro situazione, e gli investigatori non hanno dubbi sul movente

Da novembre, sta andando avanti la guerra di camorra fra i De Luca Bossa ed i De Micco-De Martino, e l’escalation di violenza e sangue sembra non avere fine. Già dal giorno dopo l’agguato a Carmine D’Onofrio, figlio naturale del ras Giuseppe De Luca Bossa, gli investigatori hanno puntato i riflettori sulla continua lotta per gestione del territorio per gli affari illeciti. Ma, il destino di D’Onofrio, non sarebbe stato diverso neanche se la cosca De Luca Bossa-Minichini, non avesse attaccato i De Micco con la bomba sotto casa di Marco il 29 settembre. In un infinito botta e risposta fra le due cosche, sarebbe stato intuibile che qualcuno avesse prima o poi pensato al figliastro del boss Giuseppe, fratello minore del boss detenuto Antonio. E’ per questo che, in questo periodo, in giro per Ponticelli, non si vedono ras e luogotenenti di ambo gli schieramenti.

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L’omicidio di D’Onofrio, come scrive Luigi Sannino sulle colonne del Roma, è successo verso le 2 di notte in via Crisconio, ed è probabile che i sicari fossero due ed avrebbero agito a bordo di una motocicletta veloce, e, col favore delle tenebre, hanno commesso l’imboscata mortale a danno del 23enne.

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