La mappa.

E’ estremamente preoccupante la situazione dei quasi mille (992) ponti “anonimi” presenti in Italia, cioè quelli senza padrone, di cui non si sa bene chi debba occuparsene. Mentre si tratta di strutture, costruite circa 50-60 anni fa, che avrebbero bisogno di interventi urgenti. La mappa, come raccontano Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera, era stata realizzata dopo che ci scappò il morto: anno 2016, cavalcavia di Annone, dietro il crollo si scoprì l’assenza di manutenzione dovuta al fatto che nessuno sapeva di doversene occupare, mentre il traffico pesante continuava a passarci sopra.

Un anno dopo, ci sono ancora 763 cavalcavia senza proprietà e su questi non sono state fatte le ispezioni approfondite, previste per legge con cadenza annuale, ma soltanto quelle «a vista» dei cantonieri. Secondo Anas non sono emerse criticità tali da richiedere interventi di manutenzione.

Uno dei casi più preoccupanti è quello della Campania, dove, sebbene la lista degli “anonimi” non sia mai stata resa nota, nel gennaio 2019 Dataroom ne aveva individuato alcuni sulla trafficatissima Statale 7 bis. A Orta di Atella (Caserta) l’allora sindaco Andrea Villano, professione ingegnere, ne aveva chiusi tre al traffico perché nel manto stradale si erano aperte delle grosse fessure e sulla Statale cadevano pezzi di impalcato. Un anno dopo nessun intervento è stato fatto, i due ponti sono sempre più malandati, i calcinacci continuano a cadere sulla strada, e i buchi sono sempre lì. Mentre sugli stessi cavalcavia, sempre ufficialmente chiusi al traffico, passano auto, camion, trattori. E, sotto, il serpentone delle auto corre incessante.

La situazione dei 14.500 ponti e viadotti che hanno una proprietà certa e che Anas deve gestire.

Un mese fa sul tavolo della ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, è arrivato un documento. Come riferisce il quotidiano, era accompagnato da una lettera firmata da Gianni Armani, l’ex amministratore delegato di Anas, il quale, venuto in possesso dei dati sorprendenti sull’attività di sorveglianza, voleva informare il governo «per ragioni di sicurezza del Paese», dice. Il documento riporta i numeri riguardanti le ispezioni registrate fino a dicembre 2019.

“Quelle annuali – si legge –, obbligatorie per legge, che dovevano eseguire gli ingegneri qualificati sui 4.991 viadotti principali (con campata di luce superiore ai 30 metri di lunghezza) e critici (segnalati dai cantonieri) si sono fermate a 1.419, il 28% del dovuto. Nel 2018 erano state il 56%. Stesso discorso, seppure in misura meno importante, vale per le ispezioni trimestrali, quelle «a vista», a carico dei sorveglianti: validate il 69%. Nel 2018 erano state l’88%. Questi sono i dati registrati dal sistema Bms, varato nell’ottobre 2017, che monitora lo stato di sicurezza delle opere e programma gli interventi di manutenzione straordinaria”.