domenica, Dicembre 5, 2021
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Pompe funebri, il pentito: Cesarano si metteva a disposizione del clan

Gli affari illeciti, la cosca dei D’Alessandro

di Francesco Vitale

Monopolio sul servizio di pompe funebri  a Castellammare di Stabia, l’inchiesta ha portato a sei arresti. In cella è finito Alfonso Cesarano (classe 1958), ai domiciliari Saturno Cesarano, Alfonso Cesarano, classe 1957, Giulio Cesarano, Catello Cesarano e Michele Cioffi. Secondo la ricostruzione della Procura, gli indagati, che rispondono a vario titolo, di concorso nel trasferimento fraudolento di valori, avrebbero agito con l’aggravante di «agevolare il raggiungimento delle finalità illecite del clan D’Alessandro».

L’inchiesta,
le accuse,
gli arresti

«Nonché avvalendosi della forza intimidatrice di (detta) organizzazione», sottolineano gli inquirenti. Le indagini fanno emergere pure l’intestazione delle ditta di pompe funebri da parte di persone diverse rispetto a quello che è ritenuto l’originale titolare de facto della società, vale a dire Alfonso Cesarano (classe 1958).

Le intercettazioni / Il sistema stabiese del «caro
estinto», l’imprenditore: qui siamo amici degli amici

Tutto ciò, argomentano i magistrati, sarebbe avvenuto per premunirsi in caso di aggressione patrimoniale della ditta, da parte dello Stato. Fondamentali, nell’inchiesta, le dichiarazioni dei pentiti. Tra esse quelle di Salvatore Belviso, cugino del ras Vincenzo D’Alessandro, e una volta suo stretto collaboratore, poi passato a collaborare con la giustizia. Relativamente alla figura di Alfonso Cesarano, Belviso ha dichiarato: «Ho avuto modo di conoscere don Alfonso Cesarano, come tutti noi (io, Renato Cavaliere e Vincenzo D’Alessandro) lo chiamavamo. Si tratta di un imprenditore titolare dell’Hotel Europa sia dell’impresa di pompe funebri. Al predetto Alfonso Cesarano faceva capo anche la gestione di un altro albergo di Scanzano (…) questo albergo è interposto rispetto all’hotel Europa da un altro albergo di Bozzaotre».

Il rapporto con l’imprenditore sarebbe
stato gestito soprattutto da Renato Cavaliere

Secondo quanto fa mettere a verbale Belviso a gennaio del 2012, il rapporto con Alfonso Cesarano sarebbe stato gestito «soprattutto da Renato Cavaliere (anche lui passato a collaborare con la giustizia). Fu quest’ultimo che me lo presentò, dicendo a Cesarano che io ero il referente nonché cugino di Vincenzo D’Alessandro. Il rapporto tra Cesarano e Cavaliere era di vecchia data e Cavaliere mi disse che Alfonso Cesarano era referente del clan Cesarano». Belviso entra nello specifico, rispetto ai presunti rapporti esistenti tra l’imprenditore e i D’Alessandro.

Video – Le onoranze funebri nelle mani
della camorra a Castellammare, sei arresti

«Che Alfonso Cesarano fosse un amico del clan D’Alessandro con il quale evidentemente spartiva gli illeciti affari, per conto del clan Cesarano, l’ho definitivamente compreso quando fu organizzato un incontro in occasione dell’estorsione da consumare con riferimento al porto turistico. Quella del porto turistico più che una estorsione era un vitalizio (30.000 euro al mese o 30.000 euro ogni due mesi) e, vista la rilevanza dell’affare, era necessario che all’accordo fosse presente sia un referente del clan D’Alessandro sia un referente del clan Cesarano. Infatti, per conto del clan Cesarano c’era Alfonso Cesarano e per conto del clan D’Alessandro c’era Renato Cavaliere».  

L’incontro per pianificare
l’estorsione al porto turistico

Il pentito si sofferma pure sulla questione delle pompe funebri. «Mi (si) chiede se a Castellammare di Stabia operano altre imprese di pompe funebri (oltre a quella gestita da Alfonso Cesarano, ndr) ed io le rispondo che è praticamente impossibile che ciò avvenga. Mi risulta che non esistono altre imprese ma sono certo che nessuno farà mai richiesta di operare in quella zona essendo zona di esclusiva pertinenza di Alfonso Cesarano e quindi che opera sotto l’egida del clan Cesarano. (…) non so se la gestione delle pompe funebri era condivisa dal clan Cesarano e dal clan D’Alessandro. So per certo però che in occasione dei funerali di Giuseppe Verdoliva e di Antonio Martone (entrambi uccisi nel corso di agguati camorristici nel 2004), esponenti del clan D’Alessandro, Cesarano non volle che venisse pagato alcun corrispettivo».

Il pentito / «Il monopolio dei funerali
a Castellammare è in mano ai Cesarano»

Belviso fa pure annotare di essere a conoscenza del fatto che «Cesarano Alfonso si metteva a disposizione del clan D’Alessandro e, in particolare, di Renato Cavaliere cambiandogli ripetutamente assegni: si trattava in realtà di titoli privi di copertura e postdatati minimo a tre mesi a fronte dei quali Alfonso Cesarano dava il corrispettivo in contanti. Alla scadenza noi restituivamo a Cesarano la somma ricevuta in contanti e ritiravamo l’assegno. Chiaramente la somma veniva data e restituita senza alcuna forma di interesse». Va detto per dovere di cronaca, che nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giovanna Cervo, Alfonso Cesarano si è difeso dalle contestazioni mossegli e ha dichiarato: «Non sono un camorrista».

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