di Giancarlo Tommasone

E’ stato scovato a Cassino, dai carabinieri della sezione ‘catturandi’ del reparto investigativo di Napoli. Non ha opposto resistenza e non era armato. Ha offerto i polsi ai militari dell’Arma Antonio Polverino, conosciuto all’anagrafe della camorra come Zì Totonno. Il 73enne è stato arrestato mentre si trovava in un casolare di campagna, è stato bloccato in cucina. Era da solo e ha immediatamente mostrato i suoi documenti ai militari. Quello che è considerato uno storico boss di Marano, zio di Giuseppe Polverino alias ‘O Barone, era latitante dal 2011. Più di sei anni durante i quali era diventato un fantasma. Secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti, nel corso della lunga indagine – coordinata dalla Dda di Napoli – che ha portato alla sua cattura, nonostante il 73enne fosse lontano da Marano, tutte le decisioni importanti venivano prese solo dopo il suo consenso. Antonio Polverino deve scontare 24 anni di reclusione per associazione camorristica, traffico di droga ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. E’ una figura di primo piano, il boss. Di lui riferiscono alcuni collaboratori di giustizia. Secondo i pentiti, nell’ultimo periodo avrebbe scelto la strada degli investimenti, soprattutto nel settore edilizio con aziende di costruzione e ditte impegnate nel movimento terra. Inoltre si sarebbe dedicato all’acquisto di supermercati. Del resto per Polverino si è trattato di una sorta di ritorno alle origini: muove infatti, i primi passi con il commercio del pane, che viene distribuito non solo a Marano, ma anche nei quartieri napoletani dei Camaldoli e del Vomero in una sorta di monopolio della diffusione.

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Il boss Antonio Polverino

GLI INTRECCI TRA POLITICA E CAMORRA – IL SEQUESTRO DI PUROSANGUE
Il 73enne è padre di 4 figli. Uno di questi, Salvatore, alias Toratto, fu coinvolto nell’inchiesta dell’area Pip di Marano. Le indagini coinvolsero tra gli altri, anche gli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro (fratelli dell’ex presidente della Provincia, Luigi), arrestati poi lo scorso anno per aver favorito, secondo gli inquirenti, proprio il clan Polverino. Tutto ciò dopo che la cosca si era infiltrata negli investimenti da 40 milioni di euro per il Piano di insediamento produttivo del Comune a nord di Napoli. A Zì Totonno furono sequestrati anche dei purosangue, cavalli di proprietà della scuderia ”Azienda agricola Caracciolo”, ritenuti appartenenti al 73enne arrestato questo pomeriggio. Ma nel corso degli anni Antonio Polverino ha subìto altri sequestri. Venti anni fa, ad esempio, finirono sotto chiave beni immobili, mobili e società per un valore complessivo stimato di 200 miliardi di lire a lui intestati. La maggior parte dei beni sequestrati si trovava in località Torre Caracciolo, a Marano. Più o meno nello stesso periodo a Zì Totonno fu sequestrata anche una villa in costruzione per un  valore di circa 600 milioni. La ‘palazzina’, sprovvista di qualsivoglia autorizzazione, si trovava alla periferia di Marano, alle spalle dell’abitazione di Antonio Polverino, ed era circondata da un appezzamento di terreno di circa mille metri quadrati. Al momento del controllo, i carabinieri della compagnia di Giugliano trovarono al lavoro alcuni operai intenti a preparare il cemento per i pavimenti. Nell’occasione i militari sequestrarono anche una betoniera ed un’autopompa.