La Questura di Napoli (Stylo24)
La Questura di Napoli (Stylo24)

Sempre più difficili le condizioni in cui si trovano ad operare le forze dell’ordine

di Giancarlo Tommasone

L’omicidio dei due poliziotti, Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, ha colpito l’intera Nazione. E’ il momento del cordoglio, della vicinanza doverosa ai parenti delle vittime. Ma è anche il momento di interrogarsi sulle condizioni in cui svolgono il proprio lavoro le forze dell’ordine. Condizioni che, molto spesso, le espongono a rischi, che come abbiamo visto per il caso dei due agenti assassinati a Trieste, possono portare a conseguenze pesantissime, e senza alcuna possibilità di rimedio.

Il dibattito riaperto dopo l’omicidio
dei due poliziotti a Trieste

Su questo versante c’è da considerare quanto avviene a Napoli, dove si assiste a un fenomeno estremamente preoccupante. I fermati che devono essere sottoposti a fotosegnalamento, vanno condotti dalla Questura alla Caserma Iovino, che si trova poco distante, praticamente di fronte all’edificio di Via Medina. Il percorso viene, però, coperto a piedi, con gli agenti che scortano gli arrestati in manette, unica «precauzione» per far fronte a eventuali «imprevisti». Che si chiamano tentativi di evasione, attentati, agguati. Tra le persone accompagnate dalla Questura alla Caserma Iovino, per il fotosegnalamento, infatti, ci sono stati pure camorristi poi finiti al 41 bis.

La «pratica» assai
pericolosa
che si registra a Napoli

Parliamo di criminali di rango che avrebbero potuto tranquillamente finire nel mirino dei rivali. Approfittando del momento «propizio», i malavitosi dell’opposta fazione avrebbero potuto attaccarli, e con loro, anche i tutori dell’ordine. Nessuna sorta di «scudo» durante la pericolosa «passeggiata», che tra l’altro mette a rischio l’incolumità, non solo di fermati e poliziotti, ma anche di chiunque, in quel momento, si trovi a percorrere quel tratto di strada. Qualcuno dirà che nessuno oserebbe compiere un agguato in un luogo dove si concentrano tanti uomini delle forze dell’ordine, solo per colpire il nemico, ma la criminalità organizzata ha dato sfoggio di azioni ben più temerarie, e dal maggiore quoziente di difficoltà. Abbiamo parlato di agguati e possibili progetti contro i rivali, ma non dimentichiamo che si potrebbe assistere anche a spedizioni per liberare i sodali. Sempre lì, in pochi metri, attaccando i poliziotti esposti, che in fila indiana, in strada, scortano i fermati da portare al fotosegnalamento.