Durissimo attacco del sindacato Coisp: «Ignorati tutti i nostri appelli, chi di dovere non ha provveduto nei tempi utili e noi siamo stati mandati al patibolo»

di Luigi Nicolosi

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L’emergenza Coronavirus inizia ad allentare la presa, ma la fase 2 negli uffici e nei reparti operativi della Questura di Napoli rischia di rimanere un miraggio ancora a lungo. A tenere banco, a ormai oltre un mese dall’inizio della pandemia, è la continua carenza di disposizione di protezione individuale, mascherine e guanti in primis. Già nelle scorse settimane la circostanza era balzata agli onori della cronaca, ma nonostante le numerose denunce il caso sembra essere tutt’altro che rientrato, anzi. Dopo le note interne inviate in prima battuta al numero uno di via Medina, il questore Alessandro Giuliano, l’impasse ha continuato a montare fino ad arrivare, sotto forma di esposto, sul tavolo degli inquirenti della Procura di Napoli. 

Una battaglia che è stata affrontata, sin dall’inizio dell’epidemia, dal sindacato di polizia Coisp, il cui segretario generale provinciale, Giuseppe Raimondi, torna oggi a rincarare la dose: «In Italia sono più di 5mila gli agenti di polizia che hanno trascorso un periodo di quarantena a causa del Covid-19. Tra di loro circa 430 sono risultati positivi al virus, di cui 9 solo in Campania e 3 a Napoli, e disgraziatamente 2 sono deceduti. Dati questi, che confermano che i poliziotti non sono assolutamente immuni dal contagio, tutt’altro. Se il dato non è così allarmante è solo ed esclusivamente grazie al fatto che gli stessi poliziotti hanno provveduto, a proprie spese, all’acquisto dei Dpi».

Fissato l’incipit, il sindacalista Raimondi va quindi dritto al nocciolo della questione: «Sono ormai mesi, esattamente dal 23 febbraio, che come organizzazione sindacale rappresentante dei poliziotti, denunciamo al questore di Napoli la carenza cronica anche solo dei più blandi  dispositivi di sicurezza, fra cui mascherine chirurgiche e guanti monouso, senza fra l’altro ottenere risposta alcuna in merito alle nostre rimostranze. Tant’è che, a tutt’oggi, numerosissimi sono i poliziotti partenopei che continuano a lavorare in scarse condizioni di sicurezza per la salute, loro e dei propri familiari, nonostante le varie denunce inoltrate finanche in Procura. Già dalla partita Napoli-Barcellona – continua il sindacalista – del febbraio scorso, fu chiesta la consegna immediata e tempestiva dei dispositivi di sicurezza ai poliziotti, quindi ancor prima che si giungesse alla fase più acuta dell’epidemia che la stessa Oms dichiarò poco dopo pandemia».

Insomma, tanti appelli e punti di domanda, ma fin qui pochissime risposte: «Il paradosso sta proprio nel fatto che mentre si inaugurano ospedali nuovi per l’emergenza Covid, mentre si parla già di fase 2, per la quale si prevede l’utilizzo costante da parte di tutti almeno delle mascherine chirurgiche e guanti monouso, a Napoli i poliziotti sono ancora nella fase zero. Non sono mancate lodevoli iniziative da parte di qualche commerciante pronto a far dono di questi dispositivi ai poliziotti napoletani, ai quali va il nostro sentito ringraziamento, ma è una solidarietà che se da un lato è stata apprezzata, dall’altro ci fa sentire umiliati da una Questura matrigna che, nonostante potesse provvedere nei tempi giusti, ha ignorato il grido di sofferenza dei propri figli mandandoli al patibolo, come carne da macello. Tutto questo avrà sicuramente un seguito che porterà a dimostrare quanto affermato nelle sedi giudiziarie competenti. Fin’ora è andata fin troppo bene ma sfidare la sorte a oltranza porterà solo dolore e sofferenza a chi giornalmente continua a scendere in strada».

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