Da sinistra, Licio Gelli e Michele Greco detto il Papa

Il piano separatista ordito da Licio Gelli (Gran Maestro della Loggia P2) in accordo con la super-cupola mafiosa

di Giancarlo Tommasone

La camorra avrebbe avuto un ruolo importante nel progetto separatista ordito da Licio Gelli (il fondatore della P2, scomparso nel 2015). Tanto è vero che i primi contatti tra il «Gran Maestro» e i Casalesi (sponda Bidognetti) sono segnalati all’inizio degli anni Novanta, si tratta di almeno due incontri a Villa Wanda. La circostanza emerge dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia agli atti del processo ’Ndrangheta stragista, conclusosi di recente, con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone. Le dichiarazioni rese dai pentiti e le risultanze investigative convergono su un fatto: dietro il piano di dividere l’Italia in tre tronconi e di affidare la gestione dello «Stato del Sud» ad apparati di massoneria deviata e mafia, c’era Licio Gelli.

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a Villa Wanda tra Licio Gelli e i Casalesi

E’ lui che si interfaccia con la confederazione formata da Cosa nostra siciliana, ’Ndrangheta, camorra e Sacra corona unita, che come qualche collaboratore di giustizia ha tenuto a sottolineare, era una «cosa sola». Da due informative di polizia giudiziaria (del marzo 1997 e del gennaio 1998) trasmesse alla Dda di Palermo, si evince poi che «Egidio Lanari, che era il difensore del noto Michele Greco (detto il Papa) propose pubblicamente di candidare alle successive elezioni politiche, fra gli altri, lo stesso Michele Greco, Vito Ciancimino e Licio Gelli, una sorta di summa di Bignami di mafia e piduismo, espressa dalla storia patria».

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e il patto tra P2 e clan dei Casalesi

«Quanto al Gran Maestro Giorgio Paternò, massone e fondatore del movimento – è riportato nero su bianco nelle informative -, con ampio risalto sulla stampa nazionale, riabilitava Licio Gelli, riaccogliendolo “fraternamente e a braccia aperte nella fratellanza Universale, insieme a tutti i fratelli iscritti alla venerabile Loggia P2”, e affermando che “la Loggia P2 era ed è legittima”, e definendo infine, Gelli e i suoi fratelli, “massoni in eterno”».