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Niente, da fare, l’aula del Senato ha deciso che l’ex senatore di Ala, Vincenzo D’Anna, non potrà essere coperto dalle guarentigie previste dall’articolo 68 della Costituzione, che tutela i parlamentari per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni. Come riporta ‘Il Fatto Quotidiano’, il gesto della fellatio simulata indirizzato verso l’attuale ministro per il Sud Barbara Lezzi, che gli costò cinque giorni di espulsione dai lavori, non rientrava nel suo diritto di critica politica. Potrà, quindi, essere processato, nonostante gli sforzi di Forza Italia e Fratelli d’Italia per salvarlo.

Sorte diversa per l’ex senatore verdiniano, Ciro Falanga, che aveva attaccato duramente Donatella Ferranti in tv, giurando di volersi assumere piena responsabilità di quanto detto. Salvo poi, una volta arrivata la querela, aver fatto di tutto per dimostrare come quelle parole fossero le stesse utilizzate in Senato, quindi nell’ambito delle sue prerogative parlamentari.

 

E decisiva, in questo senso, è stata la testimonianza del suo collega del Nuovo Centrodestra, Nico D’Ascola, a quel tempo presidente della Commissione Giustizia a Palazzo Madama. Che ha dovuto certificare per iscritto di averle sentite, pur non essendo state verbalizzate. Ma tanto è bastato per negare l’autorizzazione a procedere.

La lite Carfagna-De Girolamo finisce in Tribunale

Finiranno, invece, in Tribunale le liti tra Mara Carfagna e Nunzia De Girolamo. Alle scorse elezioni, quest’ultima doveva essere candidata per Forza Italia in Campania, salvo poi finire in lista in Emilia, dove non venne eletta. Una vicenda che, nel muro contro muro con il partito, ha portato l’ex deputata a uscire da FI. Il tutto con l’accusa alla stessa Carfagna e ad altri di averla fatta fuori. “Mara mi ha querelato con una richiesta di risarcimento di 100mila euro”, ha affermato De Girolamo sottolineando come questa si riferisca alle parole pronunciate in tv e mostrandosi meravigliata. Ma dal canto suo la Carfagna ha replicato sottolineando come la querela si rivolga all’espressione “metodi da Gomorra”, in un’intervista a ‘Repubblica’.

 

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